martedì 17 marzo 2015

CL in mezzo al guado fra potere e periferie bergogliane. (Ma intanto c'è l'Expo)

La fine di una stagione di potere e il tentativo di conquistare il conclave. Ma don Carron media e trova il dialogo con papa Francesco.

Il Papa ha provato a cambiare pure Comunione e liberazione, il movimento fondato da don Giussani – di cui ricorrevano nei giorni scorsi i 10 anni dalla morte - oggi attraversato da una profonda crisi interna e da un ripensamento sulla propria identità. In circa 80 mila sono andati in piazza San Pietro sabato scorso per incontrare papa Francesco; il pontefice argentino non ha fatto sconti al popolo ciellino e allo stesso tempo lo ha preso sul serio proponendogli una visione di Chiesa non autoreferenziale, non 'impresaria', capace di stare anche dalla parte dei peccatori, di quelli che cadono e possono rialzarsi; una Chiesa in uscita verso le periferie, non barricata dietro una morale cristiana vissuta solo come contrapposizione estrema con il mondo, e anzi Francesco ha ripetuto quanto già aveva detto ai nuovi cardinali: “La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero”. Per questo Bergoglio ha invitato i ciellini a proiettarsi nella realtà, ad andare incontro agli ultimi, a non assumere un modello statico, “pietrificato”, del proprio carisma, a non essere solo un'etichetta, una sigla, una ong, facendosi invece Chiesa capace di “andare a cercare i lontani”.



Ma cosa è diventata CL nel frattempo? L'organizzazione fondata da Giussani è anche i suoi sempiterni ministri, come Maurizio Lupi, titolare del dicastero chiave delle Infrastrutture e dei trasporti nel governo di Matteo Renzi, passato armi e bagagli al seguito di Angelino Alfano (atuale ministro dell'Interno) dal berlusconismo all'Ncd nel tentativo di liberarsi dal declino inarrestabile del Cavaliere e di Forza Italia. I due erano entrambi presenti in piazza San Pietro da papa Francesco e con loro c'era pure il simbolo del potere ciellino in Italia, ovvero Roberto Formigoni, ex presidente della Regione Lombardia, anch'egli separatosi da Berlusconi dopo averne condiviso sorti e fortune politiche. CL, insomma, in un modo o nell'altro, è sempre al governo, quando comanda la destra o quando va al potere il centrosinistra renziano. Ma, e qui sta forse un elemento non secondario di crisi del movimento, l'organizzazione cattolica a forte - ma non esclusiva – trazione integralista, non è mai riuscita ad assumere la guida della destra italiana, liberandola magari da quelle pulsioni anticostituzionali, da quelle ondate di populismo, che ne continuano a segnare la storia.

Al contrario, il troppo potere concentratosi nelle mani di CL – o meglio, di uomini provenienti dalle sue fila – ha finito negli anni scorsi per travolgere il modello lombardo, vale a dire il mito di una sussidiarietà galoppante che avrebbe ridimensionato lo Stato e le sue funzioni facendo aumentare allo stesso tempo i servizi gestiti direttamente dai privati, cioè dalle forze sociali presenti sul territorio come le tante organizzazioni legate più o meno direttamente alla Compagnia delle opere o alla stessa Comunione e liberazione. Inchieste, scandali, gestioni incerte, debiti: il sistema CL-Lombardia (fortemente radicato nella sanità) è saltato così, senza molta originalità. I tempi cambiano però in fretta e ora già preme all'orizzonte l'Expo, pure funestata da indagini e infiltrazioni malavitose; e tuttavia si tratta in ogni caso del fiore all'occhiello dell'Italia per i prossimi mesi e la politica lombarda, ciellini e piddini compresi, cerca disperatamente un successo. Qualcuno avrebbe voluto il papa come testimonial d'eccezione visto che anche il Vaticano ha un suo padiglione, ma per ora Francesco ha mandato solo un videomessaggio nel quale se l'è presa con “l'autonomia assoluta dei mercati” che genera diseguaglianze.

A complicare i rapporti di Comunione e liberazione con la Santa Sede però c'è anche un altro fatto. Nel marzo 2013 l'arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola di origine ciellina, è stato il candidato forte presentato in conclave dagli ambienti ecclesiali più conservatori. Il cardinale poteva contare sull'appoggio dei porporati italiani e di settori rilevanti dell'opinione pubblica nazionale (e qui c'era un vizio di provincialismo). D'altro canto diversi osservatori notarono come, quando Scola, già patriarca di Venezia, venne chiamato alla Cattedra di Milano da Benedetto XVI nel 2011, questa scelta costituiva una sorta di indicazione 'de facto' da parte del papa tedesco per la sua successione. Le cose, è noto, andarono diversamente. Non solo: è emerso successivamente che a Venezia il cardinal Scola lasciava non pochi problemi aperti dietro di sé; il prestigioso istituto universitario Marcianum da lui fondato, veniva infatti smantellato dal patriarca Francesco Moraglia (arrivato dopo Scola) in seguito alle indagini sul sistema Mose: i finanziatori dell'istituzione culturale risultavano essere gli stessi coinvolti nell'inchiesta (che colpiva in pieno anche al sinistra) e il Vaticano dava il suo placet al ridimensionamento dell'ateneo.

In questo contesto un ruolo importante è stato giocato da don Julian Carron, il successore di Giussani alla guida della Fraternità. Accusato di scarso carisma, Carron ha a avuto il compito non facile di guidare CL nella fase critica seguita ai rovesci giudiziari degli anni scorsi che hanno messo alla prova il movimento. Nell'ottobre del 2013 è stato ricevuto da papa Francesco e al termine di quell'incontro diffuse una lettera nella quale fra l'altro affermò: “Papa Francesco mi ha confidato di avere conosciuto il Movimento a Buenos Aires agli inizi degli anni Novanta e che questa scoperta fu per lui 'aria fresca'. E questo lo portò a leggere spesso i testi di don Giussani, perché trovava in lui quello che serviva alla sua vita cristiana. Immaginate la commozione nel sentirmi dire queste cose da chi oggi è il Vescovo di Roma!”. E di nuovo nel gennaio del 2015 Carron si è rivolto al movimento in vista dell'udienza di sabato con il papa, osservando: “Per questo andiamo a Roma. Non per un incontro celebrativo, ma solo per il desiderio di imparare da papa Francesco come essere cristiani in un mondo in così rapida trasformazione”. Dunque uscire dalla crisi interna e dalla caduta dei principi non negoziabili spostati in un angolo da papa Francesco, dalla perdita di credibilità legata ai rapporti di potere, per ritrovare un rapporto con Pietro e rimettersi in cammino. Non tutti dentro Cl, però, la pensano così e il dibattito, come si dice, è aperto.


Certo la cronaca poi ha il suo peso e il caso di don Mauro Inzoli, potente prete di scuola ciellina, condannato dal Vaticano in relazione a vicende di abusi sessuali, non aiuta. Anche perché il sacerdote ha ignorato l'ordine della Santa Sede di dedicarsi a una vita di ritiro per prendere parte di recente a un convegno in difesa della famiglia tradizionale - dai tratti in realtà decisamente omofobi - organizzato dalla Regione Lombardia, presenti Maroni, La Russa, Formigoni e altri notabili della politica lombarda e nazionale. Insomma la Chiesa della misericordia e l'andare nelle periferie invocati da Francesco, sono concetti rimasti indigesti a molti.  

Francesco Peloso (Quest'articolo è stato pubblicato su: Linkiesta)

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