lunedì 23 marzo 2015

Torna il Giubileo, il papa non vuole affari ma ci sono i fantasmi della cricca e delle grandi opere

Quest'articolo è stata pubblicato su Linkiesta. Strano Paese davvero questo, dove le coincidenze diventano quasi un'ossessione e la storia si ripete di continuo perché nulla passa o cambia mai fino in fondo. Così, a 15 anni dal grande Giubileo del 2000, ecco un altro anno santo e di nuovo una cricca grandi opere e grandi eventi che specula a mani basse sugli appalti, senza contare – parallelamente - la sempiterna discussione su chi deve fare il commissario per il nuovo Giubileo indetto da papa Francesco.


I fatti s'incrociano, le date si accavallano, gli uomini cambiano – ma fino a un certo punto – le reazioni del mondo politico rimangono però le stesse. Certo c'è anche qualche differenza rispetto ad allora: Bergoglio non ha avvertito tutti dell'iniziativa che stava per prendere, l'ha annunciata a sorpresa il 13 marzo, anniversario della sua elezione, mentre la data d'inizio dell'anno santo è il prossimo 8 dicembre. Appena 9 mesi fra una data e l'altra, così non c'è tempo per mettere in cantiere parcheggi multipiano e multimiliardari, strutture d'accoglienza, una pioggia d'interventi sulla viabilità e la moltiplicazione di appalti e appaltini come fossero pani e pesci. Il problema principale sarà garantire un minimo di ordine in una capitale già soffocata dal caos quotidiano nel momento in cui milioni di fedeli si riverseranno comunque su Roma e sul Vaticano. Certo, dal sistema alberghiero, al commercio, alla ristorazione, per la città il Giubileo è comunque un evento da non perdere, e tuttavia l'annuncio del papa - di fatto a sorpresa non concordato anni prima con le autorità italiane - pone un limite oggettivo a ogni tentativo di speculazione.

Le reazioni della classe politica alla novità non sono state proprio esemplari: come un riflesso condizionato è scattata la corsa affannosa alla nomina di un commissario per l'anno santo sulla misericordia. E non sono bastate a tranquillizzare le rassicurazioni del Vaticano in merito al fatto che il Giubileo di Bergoglio sarà un anno di confessioni, di perdono, di accoglienza spirituale verso tutti (insomma non si assisterà a una sequenza di appuntamenti spettacolari). Anche perché sul Soglio di Pietro siede una star della comunicazione globale, un personaggio che - per la carica innovativa con la quale governa la Chiesa universale – è capace di attirare folle imponenti di fedeli. Di conseguenza il messaggio di apertura al mondo lanciato da Bergoglio, coinvolge comunque l'Italia e la sua capitale che dovranno misurarsi in poco tempo con un grande evento mondiale.

Nel frattempo il sindaco di Roma Ignazio Marino ha cercato di mantenere la titolarità piena rispetto alla gestione organizzativa dell'anno santo mentre il governo sta cercando – non fidandosi – di sfilargliela. Per questo si è anche fatto il nome di Franco Gabrielli, attuale responsabile della protezione civile, come prossimo prefetto per la Capitale – e quindi ipotetico commissario ombra. Nel frattempo è stata tirata fuori dal cilindro l'idea classica di una 'cabina di regia' per gestire l'evento. Ma la memoria già corre a Guido Bertolaso, ex sottosegretario di Berlusconi e celebre responsabile della protezione civile. Compariva sempre davanti alle telecamere in pull over blu scuro, una difesa informale che dimostrava l'operatività effettiva, un uomo pronto a immergere gli stivali nel fango insieme ai suoi, quasi una raffigurazione plastica della retorica del fare. Che tempi. Poi si venne a sapere che lui, il presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici Angelo Balducci, l'imprenditore Diego Anemone e altri – fra cui i funzionari pubblici Mauro della Giovampaola e Fabio de Santis - , facevano parte della celebre cricca, quella che gestiva gli appalti delle opere straordinarie per i grandi eventi, e in questi ultimi era coinvolto fino in fondo il Vaticano.

La grande alleanza fra alcuni uomini della cricca nacque ai tempi del Giubileo del 2000, prova generale di tutti i grandi eventi successivi (sindaco di Roma e commissario del Giubileo era Francesco Rutelli, Luigi Zanda, attuale capo dei senatori Pd, guidava l'Agenzia per il Giubileo, la struttura pubblica che doveva gestire i flussi di pellegrini. La gestione dell'anno santo non fu macchiata da indagini gravi, ma si formò allora un nucleo di potere e una pratica dell'intervento straordinario). La regola aurea che presiede tutte le grandi opere è una: procedure straordinarie per tagliare i tempi della burocrazia, in tal modo, però, saltano quasi sempre anche i controlli, la trasparenza sui costi e le gare d'appalto regolari. Tutto è deciso d'imperio in nome di un fine superiore: i mondiali di nuoto, il G8 della Maddalena, e in tempi più recenti l'Expo.

Balducci con altri personaggi coinvolti nelle indagini era consultore di Propaganda fide, il dicastero vaticano delle missioni che può contare su un vastissimo patrimonio immobiliare; quest'ultimo fu poi al centro di diversi interventi della magistratura in relazione a scambi di favori che coinvolgevano politici e ministri. E come dimenticare che per il Vaticano a gestire il Giubileo fu all'epoca monsignor Crescenzio Sepe, poi premiato da Wojtyla con la porpora cardinalizia e successivamente con il prestigioso incarico a di prefetto proprio della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli (Propaganda Fide)? Oggi Sepe è arcivescovo di Napoli città nella quale sabato prossimo si recherà n visita papa Francesco.

A Roma del favoloso Giubileo del 2000 è rimasta un'opera in particolare: uno gigantesco parcheggio scavato nella montagna del Gianicolo dietro San Pietro che doveva servire ad accogliere migliaia di pullman e di auto di pellegrini per tutto l'anno, la soluzione definitiva all'invasione di bus turistici. Costò 80 miliardi di lire, metà a carico del Vaticano metà pagati dallo Stato italiano, oggi è un'opera sostanzialmente inutilizzata. Negli anni successivi vennero fuori i conti allo Ior della cricca che aveva un suo cassiere, don Evaldo Biasini (Congregazione del preziosissimo sangue), e poi gli appartamenti d Propaganda fide usati come merce di scambio politica. Alla fine nel tentativo estremo di difendere Bertolaso, il Vaticano organizzò un'udienza speciale per Bertolaso e tutta la protezione civile nell'Aula Paolo VI alla presenza del papa e del Segretario di Stato Tarcisio Bertone e dell'immancabile Gianni Letta, braccio destro del Cavaliere e gentiluomo di sua Santità a sua volta.

Altri tempi, ma fino a un certo punto se è vero che ancora oggi un cardinale come il sudafricano Wilfrid Fox Napier, ha detto che Propaganda Fide non vuole adeguarsi alle riforme della Curia vaticana voluta dal papa. E intanto il nuovo nume tutelare delle grandi opere, Ercole Incalza, dirigente del ministero per le Infrastrutture, finisce in manette. Il ministro dello stesso dicastero, Maurizio Lupi, scuola ciellina doc, lo aveva difeso solo pochi mesi fa in Parlamento e nelle intercettazioni pubblicate in questi giorni Lupi come minimo non ci fa una bella figura. E pensare che appena il 7 marzo scorso, insieme a decine di migliaia di membri della Fraternità di Comunione e liberazione, il ministro era andato in piazza San Pietro per incontrare il papa. I tempi cambiano ma le storie si ripetono.

Francesco Peloso




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