lunedì 6 aprile 2015

I preti di Bergoglio pastori globali (stop a clericalismo, funzionari e carrierismo)

Quest'articolo è uscito sulla Provincia di Como - Basta con i preti malati di clericalismo, con i funzionari, con quelli attaccati ai soldi, con i preti che maltrattano la gente. Largo invece ai sacerdoti che sanno stare in mezzo alle persone, al loro gregge, vicini alle famiglie, a chi soffre, a chi ha bisogno di aiuto; spazio agli educatori, a quelli che sanno “sporcarsi” con la realtà e sono capaci di condividere con gli altri e di collaborare fra di loro. C'è un modello di prete che da tempo papa Francesco sta proponendo alla Chiesa, lo ha fatto nel corso di tanti interventi 'informali' durante le famose omelie mattutine delle messe celebrate a Santa Marta, e attraverso messaggi ufficiali come quello indirizzato alla Conferenza episcopale italiana nel novembre scorso.


Francesco vede da vicino, del resto, la crisi delle vocazioni che colpisce da tempo in primo luogo l'occidente, ovvero la parte del mondo in cui l tradizione cristiana ha radici antiche; e in quest'area del mondo l'Europa è il continente in cui l'allontanamento dalla fede e dall'abito talare si fa sentire in modo particolarmente evidente. Così il vescovo di Roma sta provando a dare una risposta alla crisi profonda della fede coniugando un'idea di Chiesa popolare e non barocca con l'identikit del pastore che deve annunciare il Vangelo in questo tempo. Così se la Chiesa deve trasformarsi in un ospedale da campo, in un luogo in cui si accoglie e non si respinge il 'ferito' in base a qualche articolo del catechismo applicato aridamente e senza guardare la persona, se la Chiesa insomma deve cessare di funzionare come una dogana in cui bisogna avere tutti i documenti in regola per entrare, il sacerdote che si trova a contatto con le comunità di fedeli, dovrà in primo luogo stare in mezzo al suo popolo.

“Non servono preti clericali, il cui comportamento rischia di allontanare la gente dal Signore, né preti funzionari che, mentre svolgono un ruolo, cercano lontano da Lui la propria consolazione”. Ha messo nero su bianco papa Francesco nel messaggio indirizzato alla Cei nel novembre 2014. Parole nette che forse hanno turbato una Chiesa un po' troppo ripiegata su sé stessa e che si misura con crescente difficoltà con una società in continua mutazione. Nell'occasione il papa richiamava sul tema anche i vescovi; fra i loro compiti -ha ripetuto più volte – c'è anche quello di stare vicini ai sacerdoti che in prima linea mantengono viva la fede. Quanti di loro, spiegava Francesco, “con la loro testimonianza hanno contribuito ad attrarci a una vita di consacrazione!”. “Li abbiamo visti spendere la vita tra la gente delle nostre parrocchie – affermava il papa - educare i ragazzi, accompagnare le famiglie, visitare i malati a casa e all’ospedale, farsi carico dei poveri, nella consapevolezza che ‘separarsi per non sporcarsi con gli altri è la sporcizia più grande’”, osservò ancora citando il grande scrittore russo Tolstoj. Ma se questo è il compito non facile dei preti, la debolezza, la caduta, può coglierli lungo il cammino. E' allora compito dei vescovi, delle conferenze episcopali, ricorrere a strumenti di formazione permanente, a verifiche periodiche, cercando di cogliere gli elementi di stanchezza e di solitudine che possono segnare la vita di un prete.

E' insomma uno sguardo realistico quello rivolto dal pontefice alla condizione sacerdotale, fondato sulla consapevolezza che la scelta di essere prete oggi va contro la sensibilità e la cultura dominanti. I numeri del resto parlano chiaro. Dal 2002 al 2012, l'ultimo decennio per il quale i dati sono disponibili, il numero di sacerdoti è in costante calo (circa meno 5mila solo in Italia, frati e suore registrano ovunque nei Paesi occidentali una contrazione che sembra inarrestabile).

Restano comunque più di 30mila sacerdoti diocesani nel nostro Paese, ma su questi numeri incide la presenza del Vaticano e delle numerose istituzioni ad esso collegate (senza contare l'età media superiore ai 60 anni). Le nuove ordinazioni, poi, calano in tutto il vecchio continente, in Italia sono ormai poco più di 300 ogni anno (in alcuni Stati poche decine), bisogna poi vedere quanto durano nel tempo. La crescita avviene altrove, in Africa e Aia in particolare dove fioriscono chiese giovani ma i cattolici sono spesso una minoranza.

Non per questo però bisogna allargare le maglie dei seminari, anzi il rischio è quello di far entrare persone non adatte che hanno problemi relazionali o di socializzazione; lo scandalo abusi sui minori è anche figlio di queste politiche superficiali. Lo ricordava nell'ottobre 2014 papa Francesco: “Per favore – era l'invito lanciato dal pontefice ai vescovi - occorre studiare bene il percorso di una vocazione! Esaminare bene se quell’uomo è sano, se quell’uomo è equilibrato, se quell’uomo è capace di dare vita, di evangelizzare, se quell’uomo è capace di formare una famiglia e rinunciare a questo per seguire Gesù”. Molti problemi in numerose diocesi, aggiungeva il papa, sorgono perché i vescovi hanno accolto persone che vengono poi espulse dai seminari e dalle case religiose. Da una parte c'era il problema degli abusi e dall'altra quello di vocazioni incomplete fatte da persone che poi tornavano a una vita da laici.

Diventare preti non è dunque, secondo l'impostazione di Bergoglio, una professione, il prete non deve essere un organizzatore né il capo di una ong, la sua missione si realizza sì attraverso strumenti sociali o caritativi, ma nell'ottica forte del Vangelo, di una fede che guida profeticamente tutto il popolo di Dio, pastori compresi. Quindi l'adesione alla parola di Gesù, il suo stare vicino agli ultimi, ai poveri, deve diventare centrale nella vita del sacerdote che è fatta anche di spiritualità, di preghiera.

Ma Francesco nei mesi scorsi ha toccato anche un altro punto classico di crisi della vita sacerdotale, quello del rapporto con il denaro. Il Papa ha denunciato pubblicamente quei preti che chiedono soldi in cambio dei sacramenti, di un matrimonio, di un battesimo e così via. “Quante volte – ha detto - vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi per il battesimo, la benedizione, le intenzioni per la messa? E il popolo si scandalizza”, poiché in queste forme si compie “lo scandalo del commercio, della mondanità”. Quindi, cogliendo un elemento estremo di verità nel rapporto fra i fedeli e la Chiesa, Bergoglio affermava: “il popolo di Dio sa perdonare i suoi preti quando hanno una debolezza, quando scivolano su un peccato. Ma ci sono due cose che il popolo di Dio non può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete che maltratta la gente!”.


Francesco Peloso

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