domenica 3 maggio 2015

Cardinal Marx: «la Chiesa dialoghi con la società plurale del nostro tempo»

(Quest'articolo è stato pubblicato su Vaticaninsider) - Il sinodo sulla famiglia è un percorso aperto e la collegialità, intesa come ricerca di un cammino comune, è lo strumento con il quale affrontare sfide decisive per il futuro. La secolarizzazione non riguarda solo l'occidente ma tutto il mondo, per questo stiamo discutendo della famiglia Il papa è garante della tradizione e dell'unità della Chiesa. L'Europa ha ancora bisogno del cristianesimo.


Il sinodo sulla famiglia è un processo aperto, iniziato nel 2014 e che terminerà nel 2015, dunque è prematuro tracciarne un bilancio. D'altro canto il papa lo ha voluto così «perché è in modo particolare negli ambiti della coppia e della famiglia che si deciderà il futuro della Chiesa». Per questo la collegialità, il camminare insieme pur all'interno di sensibilità differenti, è tanto importante in questo percorso. Di certo c'è che la Chiesa deve trovare il modo di comunicare il Vangelo nella complessità delle società moderne, e in Europa deve essere cosciente che concetti come democrazia, libertà, diritti dell'uomo, non sarebbero stati possibile senza il Vangelo anche quando si sono imposti contro la stessa istituzione ecclesiale. Sono molti gli argomenti toccati dal cardinale Reinhard Marx in una lunga intervista concessa alla rivista dei gesuiti francesi «Etudes – revue de culture contemporaine» e pubblicata sul numero del marzo scorso. Marx, oltre a far parte del C9, il consiglio ristretto di cardinali che coadiuva il papa, è presidente della conferenza episcopale tedesca, presidente della Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea), e presidente del Consiglio per l'Economia in Vaticano.

In merito al rapporto fra collegialità e sinodo, il cardinale ha spiegato come sia il papa a garantire «il legame con la tradizione e l'unità della Chiesa», «per questo – ha aggiunto - è necessario discutere dell'avvenire della Chiesa nelle questioni esistenziali che toccano tutti, credenti e non credenti, in un maniera aperta, comune e spirituale». Tuttavia è necessario farlo «in modo che tutto questo non si trasformi in un processo politico-tattico. Non so se sapremo evitarlo». Quello inizato, secondo il cardinale, è infatti un percorso «che esige una franchezza di fondo e una fiducia reale per camminare insieme. Al termine di un cammino sinodale non bisogna avere né vincitori né vinti, ma tutti devono provare a pensare insieme tenendo conto dell'altro» . Non dobbiamo assumere un atteggiamento mondano, ha detto ancora, «nel modo deteriore portando avanti il tutto come fosse un processo parlamentare con ciò che questo comporta in termini di tattiche e di confronti fra settori antagonisti. Questo sarebbe devastante per la Chiesa». «La collegialità - ha spiegato il presidente dei vescovi tedeschi - raggiungerà veramente il suo scopo solo se esiste un'autorità forte che per noi è il successore di Pietro. Una collegialità senza primato si trasformerebbe preso in parole senza fine. Al contrario, una primato senza collegialità porta all'autocrazia e al centralismo. Nessuno di questi due sistemi esprime il pensiero cattolico».

In merito a quanti hanno osservato che nel corso del sinodo straordinario sulla famiglia sarebbero emersi distinti punti di vista fra nord e sud del mondo, il porporato ha affermato: «I processi di secolarizzazione non sono in atto solo in Europa o negli Stati Uniti. Essi hanno anche – e per alcuni forse questo non è diventato chiaro che al sinodo – degli effetti ineluttabili in un mondo in via di modernizzazione. Allo steso tempo esistono numerose differenze diacroniche e culturali. Ma queste differenze non toccano l'essere delle persone».

In tale prospettiva «la visione cristiana della persona umana è unica e comune nel mondo intero. E questa visione impegna il concetto di una libertà responsabile, il fatto che tutti gli uomini sono fatti a immagine di Dio, l'uguaglianza fra uomini e donne, la coppia come relazione fra uomo e donna aperta alla vita», il considerare l'umanità come un'unica famiglia. E ancora, ha precisato il cardinal Marx, «divorzio, matrimonio civile, famiglie monoparentali, coabitazione giovanile prima del matrimonio, omosessualità» sono tutti temi che stanno crescendo «d'importanza nel mondo intero, certamente secondo priorità differenti». Dunque non sono stati posti al centro «della discussione da quello che di norma chiamiamo occidente».

In merito alle sfide che su questi temi è chiamata ad affrontare la Chiesa, Marx ha rilevato come «il problema che si pone a tutti è di sapere come noi ci confronteremo con queste realtà senza tradire le prospettive fondamentali del Vangelo. Non si tratta più di intonare la melodia della decadenza né di parlare di ciò che riguarda la coppia e il matrimonio solo nel tempo passato». «Oso mettere in dubbio – ha aggiunto - l'idea che le relazioni all'interno della coppia e della famiglia siano migliori in certe culture o lo siano state in altri tempi». Da questo punto di vista il bilancio è sempre misto. Secondo Marx, anche in relazione alle tematiche della famiglia, «un'analisi approfondita del tempo presente e degli elementi positivi che porta con sé sarebbe davvero opportuno», la Chiesa infatti non deve distinguersi come istituzione «arretrata» e sicura di sé, senza la capacità d comprendere «gli uomini e le donne di oggi e cercando di ripristinare un passato idealizzato». Si tratta di una scelta che non aiuta nessuno e «non corrisponde non il messaggio del Vangelo».

Il cardinale ha spiegato poi che molte novità della ricerca teologica non sono state discusse all'interno della Chiesa, allo stesso tempo, ha rilevato, «il dogma», nel corso della storia, «si è sviluppato e approfondito e approfondito, anche per ciò che concerne il matrimonio e la famiglia, non c'è fine alla ricerca della verità». A ciò si aggancia la posizione specifica della Chiesa tedesca. I vescovi tedeschi, ha detto Marx «desiderano elaborare una parola propria sul matrimonio e la famiglia, includendo la testimonianza del popolo di Dio. Nella mia diocesi ho promosso un nuovo gruppo di lavoro che deve promuovere un rinnovamento della nostra pastorale del matrimonio e della famiglia, questo riguarda diversi aspetti: la preparazione al matrimonio, il consiglio e l'accompagnamento coniugale» anche delle persone la cui unione si è rotta «sia che si tratti di divorziati risposati sia che esse siano rimaste sole».

Con uno sguardo rivolto all'evoluzione delle società contemporanee, il porporato tedesco ha rilevato come «dal punto di vista del Vangelo una società aperta rappresenti un progresso», il problema infatti è non tanto sapere se la maggioranza è d'accordo con la Chiesa ma se la Chiesa ha ancora qualcosa da dire a questa società plurale. «Io credo fermamente – ha proseguito Marx – che la Chiesa possa, a partire dal Vangelo, apportare delle ricchezze in tutti i campi del pensiero e delle azioni umane, «uomini di cultura, politici, filosofi, artisti sono aperti alle discussioni e agli incontri» è quanto io stesso ho potuto verificare.

Infine l'Europa che si trova di nuovo oggi al crocevia di diverse possibilità. «L'Europa – si è domandato il cardinale - aiuterà la nascita di un nuovo ordine globale che rispetti i diritti umani e dia una chance a tutti, in modo particolare ai deboli e ai poveri?». Contribuirà alla nascita di un'economia sociale come chiedono i vescovi della Comece? «Io osservo le tendenze alla frammentazione, la crescita di nuovi populismi, del nazionalismo, degli interessi personali, la riduzione della vita umana all'economia». Ma, ha affermato Marx, vedo anche altre prospettive, «le speranze e disponibilità di molti a battersi per un'Europa come il papa l'ha descritta. Io resto un euroentusiasta».



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