lunedì 25 maggio 2015

La battaglia per il controllo delle finanze vaticane: il conclave e la riforma economica

Nel volume “La banca del papa” il racconto di un cambiamento epocale nel quale il papato sta facendo proprie le regole globali dell'antiriciclaggio e della trasparenza finanziaria.

(L'anticipazione pubblicata da Vaticaninsider) - Dal 21 maggio è in libreria “La banca del papa – le finanze vaticane fra scandali e riforme” (Marsilio) di Francesco Peloso. Il volume affronta i temi legati ai cambiamenti intervenuti in Vaticano nell'ultimo periodo, e in particolare durante i primi due anni di pontificato di papa Francesco, sul piano ella trasparenza economica e dell'adeguamento della Santa Sede alle norme internazionali contro il riciclaggio del denaro sporco. Con uno sguardo di partenza alle opacità e ai casi critici del passato lontano e recente, il libro prova soprattutto a mettere insieme tutte le tessere del “puzzle” della riforma finanziaria, facendo venire alla luce le novità relative allo Ior, all'Aif, alla Segreteria per l'economia, senza dimenticare il nuovo contesto della globalizzazione economica nel quale si muove la Chiesa universale. Di seguito anticipiamo un brano tratto dal capitolo introduttivo del libro dal titolo: “il papa argentino e la crisi delle finanze vaticane”.

«...La battaglia che ha avuto luogo nei sacri palazzi per il controllo delle finanze a cavallo del cambio di pontificato e stata parte essenziale di una più generale svolta che ha segnato e sta ancora segnando in modo profondo la mutazione istituzionale del Vaticano, con importanti ricadute sul messaggio che la Chiesa diffonde nel mondo. E la storia di una lotta a tratti cruenta fra diverse personalità, cordate ecclesiastiche e di potere, movimenti religiosi, resistenze e spinte riformatrici, messe in atto in parte dietro le quinte, per cambiare il cuore economico – e non solo – della Santa Sede. E anche, e forse soprattutto, il racconto di un cambio d’epoca nel quale il papato ha accettato e fatto proprie le regole della globalizzazione finanziaria, dall’antiriciclaggio alla lotta contro il finanziamento al terrorismo. La crisi dello Ior, del resto, rappresentava, alla vigilia dell’elezione di papa Francesco, il punto di crisi forse piu grave nella governance vaticana.

Nell’arco di anni preso in esame, l’Istituto ha avuto tre presidenti: l’italiano Ettore Gotti Tedeschi (dimessosi nel 2012 in pieno conflitto con la segreteria di Stato), il tedesco Ernst von Freyberg, nominato in extremis da Ratzinger quando già aveva annunciato le sue dimissioni, e il francese Jean-Baptiste de Franssu; nello stesso periodo, in modo a tratti traumatico, la Chiesa ha aderito alla normativa internazionale in materia di trasparenza finanziaria e in tal modo e riuscita a salvaguardare anche l’autonomia del Vaticano come Stato (quello nato nel 1929). Nel frattempo e stata condotta una complessa operazione interna, di cui inevitabilmente non si conoscono tutti i particolari, per cancellare la clientela sospetta e per chiudere l’epoca dell’opacità contabile e finanziaria. Una trasformazione che non è collegata o dovuta solo alle note vicende giudiziarie di casa nostra, dal Banco ambrosiano in poi, ma che ha anche un profilo internazionale ancora tutto da mettere in luce. In tale contesto l’avvento del papato argentino e dei suoi collaboratori ha segnato
la fine del potere italiano nella curia, anche nei delicatissimi gangli economici d’Oltretevere.

Sono arrivati manager, laici, banchieri, esperti di finanza europei e americani accompagnati dalle grandi società di consulenza internazionale. Bergoglio ha poi completato questo percorso di deitalianizzazione della curia romana allargando il processo – sul piano piu propriamente ecclesiale – al collegio cardinalizio; per questo ha nominato in due anni numerosi porporati scelti fra i pastori delle periferie del mondo: dalle isole Tonga a Haiti, dall’Etiopia al Myanmar, da Panama all’Uruguay, alla Thailandia. Nel frattempo la struttura finanziaria della Santa Sede è stata riorganizzata e posta sotto il controllo di porporati di scuola europea e anglosassone, mentre manager del vecchio continente, americani, maltesi e asiatici entravano con un ruolo di programmazione, gestione e controllo nei dicasteri chiave per l’economia. Venivano quindi riaperti i rapporti con governi e banche di vari paesi, finiva la cattività finanziaria e la Santa Sede riprendeva a respirare dopo aver rischiato, nel 2012, un isolamento economico che la stava trascinando verso l’emarginazione dal consesso della comunità internazionale. L’introduzione legislativa e poi l’applicazione delle norme contro il riciclaggio e il finanziamento al terrorismo non costituiscono, di conseguenza, solo un dato economico-giuridico, ma aiutano a leggere i cambiamenti imposti dalla globalizzazione, economica in primo luogo, sviluppatasi dopo la caduta del Muro di Berlino
e ulteriormente mutata all’indomani della data simbolo dell’11 settembre 2001.

Intanto, in poco più di due anni di pontificato, è nata una segreteria per l’Economia, cioè una sorta di superministero vaticano che vigila sui bilanci di ogni dicastero e ha preso forma definitivamente l’Autorita di informazione finanziaria (Aif), organo di controllo interno sul modello di quelli internazionali, per ogni aspetto relativo alla lotta al riciclaggio e al finanziamento al terrorismo. All’Aif sono poi stati affidati anche compiti più generali di vigilanza relativi alla correttezza degli standard sulla trasparenza adottati in Vaticano. La nuova autorità, per la prima volta, ha segnalato alcune centinaia di movimenti sospetti e ne ha verificato l’entità.

Lo Ior ha passato al setaccio la propria clientela chiudendo diverse migliaia di posizioni, ha pubblicato i propri bilanci, ha stabilito nuove regole per la gestione dei conti e delle transazioni. Ma restano comunque diversi nodi da sciogliere. Sarà il tempo a dire se, con il procedere dei cambiamenti, i nuovi assetti istituzionali risponderanno fino in fondo a criteri di trasparenza realmente operativi e non solo esteriori; se, insomma, il tentacolare e mai del tutto circoscrivibile immenso patrimonio di beni riferibili al Vaticano o a enti ecclesiastici a esso direttamente o indirettamente collegati, sarà in qualche misura più visibile e gestito senza aggiramenti della legalità. Di certo, in questo principio di terzo millennio il criterio della segretezza, che ha attraversato la storia bimillenaria della Chiesa come un tabù, ha cominciato a sgretolarsi».



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