lunedì 15 giugno 2015

Servizi e recensioni delle agenzie di stampa italiane su "La banca del Papa"

Qui potete leggere servizi e recensioni che alcune fra le maggiori agenzie di stampa italiane hanno dedicato al mio libro "La banca del papa - Le finanze vaticane fra scandali e riforme" (Marsilio). E' un collage di interventi scritti da colleghi in gamba che da molti anni, lungo percorsi professionalmente diversi, seguono le vicende vaticane. Sensibilità e caratteri distinti che hanno contribuito a far emergere il libro aiutando a valorizzare un testo che affronta il tema della riforma del Vaticano, della svolta  impressa alla Chiesa da papa Francesco fra mille resistenze, a partire dal nucleo denso dei temi finanziari. Un racconto in fieri, fra scandali e riforme appunto, passando per l'ineludibile questione dello Ior, fino a comporre un "puzzle" che racconta una storia inedita. 





Vaticano: il racconto delle finanze, tra scandali e riforma
Libro di Peloso su storia, obiettivi e speranze di cambiamento

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 8 GIU - A papa Francesco, come gia' accadde a papa Benedetto, e' stata la cronaca a imporre di accelerare la riforma economico finanziaria della Citta' del Vaticano e della Santa Sede. Lo ha raccontato lui stesso ai giornalisti, nel volo da Rio a Roma, l'estate di due anni fa, commentando la vicenda di mons. Scarano, ex contabile dell' Apsa inquisito dalla magistratura italiana, e poi arrestato. Quel mons. Scarano chiamato dal popolo "mons. Cinquecento", con riferimento al taglio delle banconote che avrebbe preferito per manovrare danaro e spostare fondi in modo poco limpido, profittando oltre che dell'Apsa, dello Ior, la "banca vaticana". Cosi' e' nel senso della trasparenza economico finanziaria che il papa latinomaericano ha fatto i passi piu'  
concreti e preso le decisioni piu' rilevanti, in un intreccio di fatti, provvedimenti legislativi, ricorso a tecnici, nomine e cambiamenti, in molti casi epocali, dai primi giorni del pontificato ad oggi. E tutto questo si intreccia con il passato - sia recente per l'avvio della riforma operato da Benedetto XVI a partire dalla legislazione da lui emanata a dicembre 2010, e per alcuni spezzoni di Vatileaks - sia antico, per le vicende dello Ior, fino al pontificato di Giovanni Paolo II. Questo processo nuovo e complesso e' ben documentato da Francesco Peloso nel suo "La banca del Papa. Le finanze vaticane tra scandali e riforma", (Marsilio, 220 pagine, 16 euro).

Oltre al racconto puntuale degli snodi e dei punti qualificanti della riforma, Peloso cerca di rispondere a molti interrogativi sull'argomento: il ruolo svolto dalle istituzioni internazionali nel "costringere" il Vaticano a nuove norme, che implicano cambio di mentalita' e prassi; la identificazione dei "poteri forti" coinvolti nel processo; quanto ha inciso il tentativo di riforma il sistema economico in Vatileaks e nello spingere Benedetto XVI alle "dimissioni"; che peso hanno avuto nella opacita' finanziaria delle istituzioni vaticane gli italiani di curia, e che peso l'intreccio con il "sistema" Italia. E, soprattutto, ce la fara' papa Francesco a riformare veramente la Chiesa in questo campo, e a costruire la sua Chiesa dei poveri e per i poveri? Il libro di Peloso, nel profluvio di testi sul nuovo pontificato, si distingue per la indubbia utilita'. L'autore infatti riporta in auge un modo un po' dimenticato di fare giornalismo, basato sulla ricostruzione attenta dei passaggi, dei fatti, dei documenti, dei personaggi. Impresa tanto piu' apprezzabile in un campo - le finanze vaticane, i soldi della Chiesa e dei papi - in cui sono spesso prevalsi approcci meno sereni e, alla fine, meno utili al lettore.
CHR
08-GIU-15 12:58 NNNN

Papa: perche' non ha potuto chiudere lo Ior =

(AGI) - CdV, 15 mag. - "Non si puo' abolire lo Ior: gran parte della Chiesa del mondo e' povera, ha bisogno di finanziamenti per costruire scuole, ospedali, centri di assistenza, seminari. Il problema e' un altro, ci vuole il massimo di trasparenza e di pulizia". Uno dei piu' stretti collaboratori di curia del pontefice, Guzman Carriquiry Lecour, uruguayano, primo laico capo dicastero in quanto segretario delegato alla guida  della Pontificia commissione per l'America Latina, spiega cosi' perché Papa Francesco non ha potuto chiudere lo Ior,come invece sembrava voler fare. "Si puo' dire - afferma nel libro 'La banca del Papa' firmato dal vaticanista Francesco Peloso e edito da Marsilio - che questa impostazione alla fine abbia prevalso, per quanto le competenze dell'istituto siano in fase
di ridefinizione". (AGI)
Siz  (Segue)

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Papa: perche' non ha potuto chiudere lo Ior (2)=
(AGI) - CdV, 15 mag. - "A far entrare nel vortice mediatico il tema del superamento dello Ior era stato - ricorda Peloso – lo stesso Francesco, con una serie di affermazioni fatte nel corso di una di quelle omelie mattutine pronunciate nella casa di Santa Marta, dove spesso, con un linguaggio discorsivo, affronta temi delicati e controversi. La mattina del 24 aprile - a poco piu' di un mese dalla sua elezione, quindi - di fronte a una delegazione di dipendenti dello Ior che assisteva alla messa, il papa aveva detto: 'Quando la Chiesa vuol vantarsi della sua quantita' e fa delle organizzazioni, e fa uffici e diventa un po' burocratica, la Chiesa perde la sua principale sostanza e corre il pericolo di trasformarsi in una Ong. E la Chiesa non e' una Ong'". Al contrario, sono ancora parole del pontefice, la Chiesa "e' una storia d'amore d'amore. Ma ci sono quelli dello Ior. Scusatemi, eh! Tutto e' necessario, gli uffici sono necessari. Eh, va be'! Ma sono necessari fino a un certo punto: come aiuto a questa storia d'amore. Ma quando l'organizzazione prende il primo posto, l'amore viene giu' e la Chiesa, poveretta, diventa una Ong. E questa non e' la strada". Quel "necessari fino a un certo punto" desto' immediatamente allarme. (AGI)
Siz  (Segue)
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Papa: perche' non ha potuto chiudere lo Ior (3)=
(AGI) - CdV, 15 mag. - L'intervento del Papa, infatti, sembrava una critica, sia pure espressa in termini colloquiali, a una certa gestione iperburocratica della macchina curiale, arrivando perfino a dire che nessun ufficio era indispensabile, Ior compreso. Una provocazione, certo, ma comunque, sottolinea Peloso, "un messaggio in linea con quanto Francesco stava dicendo fin dal primo giorno del suo Pontificato". Che qualche sensibilita' fosse stata urtata lo si capisce quel giorno stesso, quando l'edizione pomeridiana dell'Osservatore Romano pubblica l'omelia di Bergoglio omettendo pero' il passaggio sullo Ior. Successivamente, sulla stampa, le parole del Pontefice venivano interpretate come l'evocazione di una possibile soppressione dell'istituto. Doveva allora intervenire il sostituto della segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu, di nuovo attraverso l'Osservatore Romano, per chiarire l'incidente. Secondo Becciu, "il Papa e' rimasto sorpreso nel vedersi attribuite frasi che non ha mai pronunciato e che travisano il suo pensiero. L'unico cenno in merito e' stato durante una breve omelia a Santa Marta, fatta a braccio, in cui ha ricordato in modo appassionato come l'essenza della Chiesa consista in una storia di amore tra Dio e gli uomini, e come le varie strutture umane, tra cui lo Ior, siano meno importanti". "Dunque - ragiona Peloso - il Papa quelle parole le aveva dette, ma erano solo 'un cenno' di una battuta, di soppressione non si parlava. La questione suscitava attenzione e anche discussioni fra i cardinali d'alto rango". (AGI)
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Papa: perche' non ha potuto chiudere lo Ior (4)=
(AGI) - CdV, 15 mag. - Anche il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, coordinatore del gruppo dei nove porporati che affiancano il vescovo di Roma nel governo della Chiesa universale - evocava il fantasma della banca etica e lo stesso faceva il settimanale "Famiglia cristiana" a ridosso del Conclave nel marzo 2013, stabilendo un nesso fra la corruzione indotta dall'esercizio del potere in quanto tale e la necessita' di svincolare il Papa da compiti che esulano dal suo mandato principale, quello di capo della Chiesa cattolica. Per questo, affermava "Famiglia cristiana", cresce l'esigenza di svincolare la Santa Sede dalla finanza e di rivolgersi alle banche etiche. "Ma di certo - conclude Peloso che sembra soddisfatto della soluzione di mantenere lo Ior - queste voci che nascevano dal fastidio crescente dell'opinione pubblica per un Vaticano sempre piu' prigioniero di scandali e traffici poco chiari, non corrispondevano alle esigenze reali di una Chiesa che non poteva da un giorno all'altro veder crollare le proprie entrate. Il realismo, insomma, doveva accompagnare la riforma e il cambiamento; per questo, in definitiva, furono scelte le parole chiave trasparenza e pulizia, dove la prima faceva riferimento all'introduzione di un sistema di norme internazionalmente riconosciute e la seconda alla necessita' di chiudere l'epoca dei conti e dei clienti sospetti o inconfessabili nello Ior, cosi' come dei consulenti affaristi nei vari dicasteri". (AGI)
Siz
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Vaticano/ Carica di "stranieri" e laici, storia dello Ior in era Francesco
In libreria La banca del Papa, primo tentativo comporre il puzzle


Città del Vaticano, 15 mag. (askanews) - Dalle dimissioni di Benedetto XVI alla riforma di Francesco, da Vatileaks alla "fine del potere italiano" in Curia, dal tramonto del cardinale Tarcisio Bertone all'ascesa del cardinale australiano George Pell, dal ruolo del dipartimento di Stato Usa a quello di Moneyval a Strasburgo, dagli antichi scandali (Calvi, Sindona, Marcinkus) al caso Scarano, il monsignore salernitano che, con il suo recente arresto, ha paradossalmente accelerato il repulisti bergogliano, dai conti correnti utilizzati in passato con dubbie finalità alle intemerate attuali del Pontefice argentino contro "questa economica che uccide". Al centro di tutto lo Ior, l'Istituto per le Opere di Religione teatro da decenni di mille scandali, intrighi, riforme. La storia recente delle finanze vaticane si intreccia con la svolta dell'elezione di Papa Francesco e ne costituisce una chiave di lettura privilegiata. E' questo il punto di partenza del libro "La banca del Papa" di Francesco Peloso (Marsilio editore), prossimamente in libreria, il primo tentativo di mette insieme tutti i tasselli del puzzle e scrivere una storia ancorché dagli esiti ancora indefiniti, della riforma economica di Papa Francesco.

"La battaglia che ha avuto luogo nei sacri palazzi per il controllo delle finanze a cavallo del cambio di pontificato è stata parte essenziale di una più generale svolta che ha segnato e sta ancora segnando in modo profondo la mutazione istituzionale del Vaticano, con importanti ricadute sul messaggio che la Chiesa diffonde nel mondo", scrive l'autore, giornalista esperto di cose vaticane per testate come Linkiesta.it, Vatican Insider, Internazionale, Jesus. "E' la storia di una lotta a tratti cruenta fra diverse personalità, cordate ecclesiastiche e di potere, movimenti religiosi, resistenze e spinte riformatrici, messe in atto in parte dietro le quinte, per cambiare il cuore economico - e non solo - della Santa Sede. È anche, e forse soprattutto, il racconto di un cambio d`epoca nel quale il papato ha accettato e fatto proprie le regole della globalizzazione finanziaria, dall`antiriciclaggio alla lotta contro il finanziamento al terrorismo. La crisi dello Ior, del resto, rappresentava, alla vigilia dell`elezione di papa Francesco, il punto di crisi forse più grave nella governance vaticana".

Fra cronaca, retroscena, analisi e riflessioni, il libro non nasconde le questioni ancora aperte: in che misura la riforma finanziaria del Vaticano è stata imposta dall'esterno alla Santa Sede? Quali i "poteri forti" coinvolti in questo processo? Che ruolo hanno avuto le multinazionali esperte in antiriciclaggio e gestione finanziaria? Quanto ha pesato quest'insieme di fattori nel determinare le dimissioni di Benedetto xvi? Ancora, perché sta finendo il potere italiano nella Curia e nel papato? Infine, riuscirà Bergoglio a coniugare la sua idea di una Chiesa "povera per i poveri" con la trasparenza?

Nell`arco di pochi anni, però, sono cambiate, irreversibilmente, molte cose: un Papa si dimette, viene eletto il primo Papa latino-americano della storia, e nel frattempo lo Ior ha avuto tre presidenti, Ettore Gotti Tedeschi, Ernst von Freyberg e Jean-Baptiste de Franssu, nello stesso periodo la Chiesa aderisce alla normativa internazionale in materia di trasparenza finanziaria, conduce "una complessa operazione interna" per "cancellare la clientela sospetta e per chiudere l`epoca dell`opacità contabile e finanziaria". Una trasformazione "che non è collegata o dovuta solo alle note vicende giudiziarie di casa nostra, dal Banco ambrosiano in poi, ma che ha anche un profilo internazionale ancora tutto da mettere in luce. In tale contesto l`avvento del papato argentino e dei suoi collaboratori ha segnato la fine del potere italiano nella curia, anche nei delicatissimi gangli economici d`Oltretevere. Sono arrivati manager, laici, banchieri, esperti di finanza europei e americani accompagnati dalle grandi società di consulenza internazionale.

Bergoglio ha poi completato questo percorso di deitalianizzazione della curia romana allargando il processo - sul piano più propriamente ecclesiale - al collegio cardinalizio; per questo ha nominato in due anni numerosi porporati scelti fra i pastori delle periferie del mondo: dalle isole Tonga a Haiti, dall`Etiopia al Myanmar, da Panama all`Uruguay, alla Thailandia. Nel frattempo la struttura finanziaria della Santa Sede è stata riorganizzata e posta sotto il controllo di porporati di scuola europea e anglosassone, mentre manager del vecchio continente, americani, maltesi e asiatici entravano con un ruolo di programmazione, gestione e controllo nei dicasteri chiave per l`economia. Venivano quindi riaperti i rapporti con governi e banche di vari paesi, finiva la cattività finanziaria e la Santa Sede riprendeva a respirare dopo aver rischiato, nel 2012, un isolamento economico che la stava trascinando verso l`emarginazione dal consesso della comunità internazionale. L`introduzione legislativa e poi l`applicazione delle norme contro il riciclaggio e il finanziamento al terrorismo non costituiscono, di conseguenza, solo un dato economico-giuridico, ma aiutano a leggere i cambiamenti imposti dalla globalizzazione, economica in primo luogo, sviluppatasi dopo la caduta del Muro di Berlino e ulteriormente mutata all`indomani della data simbolo dell`11 settembre 2001".
Ska  

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