sabato 17 ottobre 2015

La scommessa del sinodo, decentrare il potere romano e chiamare in causa i vescovi

Nell'importantissimo discorso odierno di celebrazione dell'istituzione del sinodo, papa Francesco ha chiarito un punto fondamentale: il decentramento e un maggior ruolo degli episcopati locali sono obiettivo decisivo, l'autonomia delle chiese locali viene affermata in modo chiaro. E' il colpo più forte alla centralità romana, oltre a costituire un'investitura di responsabilità per conferenze episcopali e vescovi tale da mettere in discussione rendite di posizioni, attitudini burocratiche e conformismi comodi, suscitando anche l'interruzione di sonnolenze che assomigliavano a una lenta eutanasia, mentre la Dottrina della fede continuava a sfornare 'istruzioni' sullo scibile umano come l'impero ottomano alla vigilia del crollo. Il sinodo raccoglierà la sfida? Non è detto, ma qualche segnale incoraggiante è emerso, vedremo come andrà a finire.

UNO STRALCIO DEL DISCORSO DEL PAPA DI SABATO 17 OTTOBRE
"....Il secondo livello è quello delle Province e delle Regioni Ecclesiastiche, dei Concili Particolari e in modo speciale delle Conferenze Episcopali[24]. Dobbiamo riflettere per realizzare ancor più, attraverso questi organismi, le istanze intermedie della collegialità, magari integrando e aggiornando alcuni aspetti dell'antico ordinamento ecclesiastico. L'auspicio del Concilio che tali organismi possano contribuire ad accrescere lo spirito della collegialità episcopale non si è ancora pienamente realizzato. Siamo a metà cammino, a parte del cammino. In una Chiesa sinodale, come ho già affermato, «non è opportuno che il Papa sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessità di procedere in una salutare "decentralizzazione"».

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