mercoledì 4 novembre 2015

"La banca del papa": La grande fuga - 10mila clienti cancellati dallo Ior in due anni (riforme e segreti)


Propongo un estratto del mio libro La “banca del Papa – le finanze vaticane fra scandali e riforma" (marsilio) nel quale si fa qualche conto sull'azione di ripulitura dello Ior e dove si spiega come almeno 10mila clienti siano stati rimossi dalla banca vaticana, mentre altri interventi erano-sono in atto. Altre cose, va da sé, si trovano sul libro. 

“...Questo scenario, in cui si mescolano gli scandali antichi risalenti all’epoca del Banco ambrosiano, i fatti di cronaca piu recenti e i nuovi fattori di conflitto a livello globale, aiutano a spiegare un altro aspetto di questa storia: la rimozione di circa diecimila clienti dallo Ior in luogo dei tremila dichiarati dall’istituto nel giugno 2014 come prova della propria azione di pulizia. Ci sono alcuni aspetti, nelle cifre fornite dal Vaticano, che sembrano incompleti. La discrepanza di cui parliamo si deduce da due diversi canali ufficiali, e non e mai stata chiarita fino in fondo. Il tutto, in realta, era riscontrabile in modo relativamente semplice ma, come spesso avviene in questi casi, alcuni collegamenti che sono a portata di mano vengono tralasciati in cerca di questioni piu complicate.

Vediamo cos’è accaduto. Dal 2012 al 2014 lo Ior ha perso una fetta importante della sua clientela; ma prima che questo accadesse, nel giugno 2012 l’istituto decise – con un atto senza precedenti – di aprirsi alla stampa, di far entrare cioe una cinquantina di giornalisti all’interno del Torrione di Niccolo v e provare a rispondere a tutte le domande poste dai media, per cancellare almeno un po’ la fama negativa che lo avvolgeva. Ebbi la fortuna, in quell’occasione, di far parte del gruppo e di ascoltare cosi di persona alcune spiegazioni illuminanti.

A fare gli onori di casa furono il direttore generale, Paolo Cipriani, e il suo vice, Massimo Tulli. Il momento era delicato: Gotti Tedeschi era stato appena allontanato e di li a poco ci sarebbe stato il primo giudizio di Moneyval sull’attuazione della legislazione antiriciclaggio in Vaticano. Dunque serviva un’alleanza in extremis con l’opinione pubblica. Ed è appunto in quell’occasione che Cipriani – il quale si dimetterà con il suo vice esattamente un anno dopo – spiego come nell’istituto fossero presenti circa venticinquemila posizioni (clienti) per un totale di più di trentatremila conti. La discrepanza la spiegava lo stesso Cipriani, il quale faceva presente che a una posizione, per esempio una congregazione religiosa, potevano corrispondere più conti (la Casa generalizia, una struttura assistenziale, una scuola ecc.). Il dato veniva confermato dal rapporto Moneyval.

Quest’ultimo distingueva infatti fra 4494 conti dormienti (cioe inattivi da piu di cinque anni) appartenenti ad altrettanti clienti e 20.772 clienti attivi, in tutto appunto venticinquemila. Il rapporto precisava poi che i conti dormienti rappresentavano il 18% del totale della clientela, ovvero 4500 su venticinquemila (si confermava dunque la versione Cipriani). A distanza di due anni – cioè nel 2014 – lo Ior rendeva noto di avere all’attivo circa 15.500 clienti. Dunque – stando ai dati forniti da Cipriani e mai smentiti dal Vaticano – sarebbero stati risolti i rapporti con più di 9500 clienti, ben oltre i 3359 di cui si dava notizia. A parlare, del resto, sono i numeri. Va detto che la nuova gestione risponde di quanto e avvenuto a partire dal 2013, cioè dalle dimissioni di Ratzinger in poi. Ma nei mesi e negli anni precedenti cos’e accaduto? Altri duemila clienti, infine, sono stati bloccati «in attesa che vengano forniti tutti i dati richiesti» e, attenzione, sono compresi nei 15.500 dichiarati dallo Ior come parte della clientela attiva. Il che porterebbe il totale dei clienti allontanati o in stand by a 11.500. Un repulisti clamoroso? In parte certamente si. Ma forse anche un modo per cancellare le tracce di presenze discutibili. Bisogna aggiungere che lo Ior, consultato sulla questione, si è trovato nell’impossibilita di smentire Cipriani e le affermazioni di Moneyval, e ha ribadito quanto scritto nel suo «bilancio certificato», ovvero che al 31 dicembre 2011 c’erano ventunmila clienti.

Si tenga presente, infine, che dal giugno 2012 alla primavera 2013 – l’anno fatidico di Vatileaks e delle dimissioni di Ratzinger – lo Ior e rimasto sotto la presidenza ad interim del tedesco Ronaldo Schmitz, membro del consiglio di sovrintendenza, e nelle mani di Cipriani e Tulli, allontanati poi tutti e tre da papa Francesco. Resta da aggiungere che la chiave di questo intreccio e delle possibili incongruenze numeriche, sta forse in quei circa 4500 conti dormienti, cioè non attivi da diversi anni o di cui non si avevano notizie del titolare. Qui e necessario prima fare un riferimento a una sorta di prassi interna all’istituto, in forza della quale i rapporti anche molto antichi solo di rado venivano
chiusi; in sostanza, c’era anche un accumulo di vecchia clientela con un conto rimasto aperto ma effettivamente non più utilizzato.

E tuttavia l’ipotesi riciclaggio, in linea generale, si basava sulla possibilità di far transitare somme di denaro su conti che potevano approfittare dell’anonimato dello Ior, non era necessario dunque che tali conti fossero particolarmente attivi. Cosi, se i capitali di dubbia provenienza probabilmente fuoriuscirono dal Vaticano già prima del 2012, cioè quando inizia il percorso di riforma, indubbiamente quei conti aperti – fatti salvi i casi in cui il problema era solo burocratico –  rappresentavano pur sempre l’opportunità di servirsi dello Ior come strumento di lavaggio del denaro sporco o non del tutto limpido. Se insomma nel passato ingenti risorse erano state depositate
da parte di affaristi o politici, c’era anche un altro uso, di tipo funzionale – lo abbiamo osservato nel caso Scarano –, per un conto aperto presso lo Ior. A cio si aggiunga un secondo problema. Altro elemento da considerare infatti e l’archivio dello Ior. Se in tempi relativamente recenti e stata messa a punto un’informatizzazione dell’istituto, bisogna considerare che in precedenza non era cosi. Inoltre, in passato, le informazioni erano miste, in parte conservate attraverso un archivio cartaceo, in parte informatico, il che di fatto rendeva possibili manomissioni di vario genere”.

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