mercoledì 9 dicembre 2015

Il Giubileo inizia a Roma e prosegue nel mondo, sconfitta la psicosi terrorismo

(Articolo scritto per L'Unità). E' iniziato ieri il Giubileo dei profughi, dei carcerati, dei miseri, degli ammalati e della misericordia di Dio, strumento di perdono e di accoglienza per tutta l'umanità. Il Papa ha vinto ieri la sua sfida contro la paura, gli allarmi, i timori di terrorismo e guerra in forza dei quali si voleva cancellare o ridurre al minimo un anno santo straordinario il cui scopo invece è quello di parlare di fratellanza, convivenza, conversione.


La cerimonia svoltasi a Roma, quando papa Francesco ha spinto per due volte la porta santa della basilica di San Pietro, verrà inoltre seguita da migliaia di altri eventi simili in giro per il mondo; moltissime altre porte sante (circa 10mila) saranno infatti aperte in tutte le diocesi, secondo quanto ha deciso il pontefice. Un Giubileo dunque che da Roma si ripercuote per il mondo intero, nelle cattedrali, nei santuari, nelle chiese, ma anche negli ospedali, nelle carceri, in centri di assistenza per immigrati, dove pure si apriranno altrettante porte sante. E in questo dilagare del Giubileo per il mondo sta una delle novità più forti del Giubileo della misericordia indetto da Francesco, è l'immagine concreta di una Chiesa che si mette in moto in ogni angolo del globo

I due papi e il Concilio
La cerimonia dell'avvio dell'anno santo è stata segnata anche dall'abbraccio di papa Francesco con Ratzinger, il papa emerito; è stato questo un altro elemento di novità e di rottura con la tradizione e con la stessa storia della Chiesa, i due papi si sono salutati, abbracciati, a ridosso della porta santa della basilica. Il Giubileo della misericordia poi, nelle intenzioni del vescovo di Roma, dovrà rimettere al centro della vita della Chiesa il Concilio Vaticano II, l'evento che ha rappresentato “un incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo”. “Un incontro – ha detto Bergoglio - segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario”. E certamente nell'omelia pronunciata durante la cerimonia in piazza San Pietro, il richiamo all'assise conciliare di cui ieri ricorrevano i 50 anni dalla chiusura, è stato particolarmente evidente: “oggi varcando la porta santa – ha affermato Francesco - vogliamo anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II spalancarono verso il mondo”. 

Allo stesso tempo la parola chiave della misericordia è stata poste al centro dell'anno giubilare da Francesco: “Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia. Attraversare la Porta Santa, dunque, ci faccia sentire partecipi di questo mistero di amore”. E' il modello della Chiesa ospedale da campo proposto fin dall'inizio del pontificato da papa Francesco, le porte aperte a tutti, a un'umanità ferita, a una condizione umana dalle infinite varianti: “Quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia – ha spiegato ancora Francesco - quando si afferma anzitutto che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre invece che sono perdonati dalla sua misericordia”. E' il contrario della Chiesa dogana, giudice implacabile.

I profughi e le famiglie
Il Papa poi intorno alle 16 ha raggiunto piazza di Spagna per il tradizionale omaggio alla statua della Madonna nel giorno dell'Immacolata. Qui ha citato le famiglie “con le loro gioie e fatiche”, gli anziani, gli ammalati, i detenuti, quindi ha detto: “come pastore vengo anche a nome di quanti
sono arrivati da terre lontane in cerca di pace e di lavoro. Sotto il tuo manto c’è posto per tutti”. Parole che pesano nel giorno in cui si è avuta notizia di un'altra tragedia al largo delle coste turche nella quale sono morti sei bambini nel naufragio di un gommone di profughi afghani. Francesco ha poi raggiunto anche la basilica di Santa Maria Maggiore, chiesa cui è particolarmente legato, in cui si trova l'icona col bambino detta “Salus populi romani”.

Porte sante e guerre
Ma se questa è stata l'intensa giornata romana del pontefice, che ha visto la gente di Roma per le strade vincere i timori e e gli allarmi per la sicurezza, il Giubileo stavolta verrà vissuto in tutto il mondo. E fra le porte sante aperte nelle varie chiese, ci saranno quelle di tante zone calde del Pianeta dove si combatte quella terza guerra mondiale a pezzi evocata in diverse occasioni da Bergoglio. Fra queste quelle della piccola parrocchia della Sacra Famiglia, a Gaza, il 20 dicembre, o della parrocchia di san Francesco, ad Aleppo; lo stesso accadrà a Bassora, in Iraq, dove vivono ancora 400 famiglie cristiane. A Baghdad sarà monsignor Louis Sako, patriarca della Chiesa caldea, ad aprire la porta santa il 19 dicembre nella cattedrale della Madonna addolorata; e poi altre porte saranno a Sarajevo, a Tripoli in Libia, in Ucraina, a Enishke, nel Kurdistan iracheno. Quest'ultima è stata aperta da monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale della Cei. “Il Papa – ha detto Galantino - ci ha ricordato più volte in questo periodo di preparazione che le porta sante non sono solo quelle delle cattedrali o dei santuari ma sono tutte quelle porte in cui si entra in storie diverse e faticose come quelle dei bambini, delle donne e degli uomini che abbiamo incontrato qui”.


Francesco Peloso

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