martedì 1 dicembre 2015

La Terra vicino al suicidio climatico, Bergoglio lancia l'ultimo allarme

(Articolo scritto per l'Unità) - “Siamo al limite di un suicidio per dire una parola forte e io sono sicuro che quasi la totalità di quelli che sono a Parigi hanno questa coscienza e vogliono fare qualcosa”. Si è espresso in termini inequivocabili papa Francesco, sul volo di ritorno dalla Repubblica Centrafricana, a proposito della conferenza mondiale sul clima (Cop 21) appena iniziata nella capitale francese. Del resto la sensibilità del pontefice sulle tematiche della salvaguardia del Creato è nota, per altro la Santa Sede con una sua delegazione guidata dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, partecipa ai negoziati in corso a Parigi per porre un limite agli effetti del riscaldamento globale. E sulla situazione di povertà drammatica che ha potuto toccare con mano in Africa, Bergoglio ha osservato che siamo di fronte a un bivio: “se l'umanità non cambia continueranno le miserie, le tragedie, le guerre, i bambini che muoiono di fame, l'ingiustizia”. “Questo non è comunismo – ha detto - è verità. E la verità non è facile vederla”.


Ma sono molti i temi toccati da Francesco nella conversazione con i giornalisti. A proposito di Vatileaks Francesco ha detto senza indugio che le nomine di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e di Francesco Chaouqui nella commissione incaricata di progettare la riforma economica e amministrativa del Vaticano, “è stata un errore”. E' un bene, ha anche detto, che i giornalisti denuncino le cose che non vanno, ma questo va fatto con professionalità, senza manipolare l'informazione e senza diffamare. Tuttavia il Pontefice ha pure insistito sul tema della corruzione nei sacri palazzi, e a questo proposito ha osservato non senza ironia: “io ringrazio Dio che non ci sia più Lucrezia Borgia! Ma dobbiamo continuare con i cardinali e le commissioni l'opera di pulizia”, quella pulizia, ha ricordato, che fu invocata anche dal cardinal Ratzigner poco prima della morte di Giovanni Paolo II.

Francesco ha risposto anche a una domanda che quasi sempre viene posta a un Papa quando mette piede in Africa, ovvero se la Chiesa è disposta ad accettare il preservativo come metodo per limitare la diffusione della malattia. “La domanda mi sembra parziale” ha risposto il Pontefice, “sì è uno dei metodi – ha aggiunto - la morale della Chiesa si trova in questo punto davanti a una perplessità”, ma la priorità su questo fronte è sconfiggere malnutrizione, povertà, il lavoro schiavo, la mancanza di acqua potabile, quindi prima di pensare al condom ci sono questioni più importanti cui porre mano. 

Anche il tema dei conflitti interreligiosi è stato affrontato dal papa che ha avuto parole molto chiare sulla questione: “non si può cancellare una religione perché ci sono alcuni o molti gruppi di fondamentalisti in un certo momento della storia. È vero, le guerre tra religioni ci sono sempre state, anche noi dobbiamo chiedere perdono: Caterina di Medici che non era un santa e quella guerra dei trent'anni, quella notte di San Bartolomeo. Dobbiamo chiedere perdono anche noi”.

E del resto la questione era stata al centro delle ultime ore trascorse da Francesco in Africa. Il papa era riuscito infatti a visitare la moschea centrale di Koudoukou a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. I timori della vigilia erano legati ai possibili rischi dovuti a una sicurezza difficile da garantire in una zona della città dove non sono mancate tensioni e scontri anche nei giorni scorsi. Nella moschea Francesco ha potuto parlare direttamente ai fedeli e ai rappresentanti dell'Islam nel cuore di un Paese scosso da conflitti di natura politica e religiosa; la realtà è quella di milizie musulmane e cristiane contrapposte che si contendono il controllo del territorio e rispetto alle quali le rispettive leadership religiose hanno preso nettamente le distanze. “Tra cristiani e musulmani siamo fratelli” ha scandito Francesco, “dobbiamo dunque considerarci come tali – ha aggiunto - comportarci come tali. Sappiamo bene che gli ultimi avvenimenti e le violenze che hanno scosso il vostro Paese non erano fondati su motivi propriamente religiosi. Chi dice di credere in Dio dev’essere anche un uomo o una donna di pace”.


Francesco Peloso

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