lunedì 7 marzo 2016

La Chiesa cresce in Africa e Asia, Ma in Europa e negli Usa è ancora in crisi

(Articolo scritto per Vaticaninsider) Aumentano i cattolici nel mondo nel periodo 2005-2014, si stabilizza in attivo il numero dei sacerdoti ma prosegue il calo dei religiosi. Picchi col segno più fino al 2011 poi le tendenze positive si fermano. Ma resta la tendenza di fondo: la Chiesa cresce in Asia e Africa, si ritira in Europa e America del nord.

 i battezzati nel mondo, nel 2014 erano un miliardo 272 milioni, mentre nel 2005 raggiungevano un miliardo 115 milioni (con un ritmo di incremento superiore a quello della popolazione mondiale), e nello stesso arco di tempo i sacerdoti sono aumentati di circa 9mila 300 unità a livello globale (passando da 406.411 a 415.792). Tuttavia quest'ultimo dato va visto da vicino perché dal 2011 la crescita si è fermata, lo stesso fenomeno si è registrato per i seminaristi che sono aumentati negli anni 2005-2011, per poi stabilizzarsi e poi regredire negli ultimi anni; prosegue il calo complessivo della vita religiosa femminile (ma non in Africa e Asia), mentre ancora una volta si registra l'aumento dei diaconi permanenti. E' quanto si legge in una lunga nota diffusa oggi dalla Santa Sede relativa ai dati dell'Annuario statistico 2014.

A livello generale le tendenze di fondo sulla presenza cattolica nel mondo sono quelle note da tempo: un calo progressivo di vocazioni e sacerdoti in Europa e in America del nord, una situazione fra luci e ombre in America Latina e Oceania, e una crescita esponenziale in Asia e Africa. Una Chiesa dunque sempre meno europea e sempre più interessata da dinamiche globali. I dati sono valutati soprattutto in relazione all'andamento demografico, in tal senso si sottolinea che la bassa natalità e l'invecchiamento della popolazione in Europa hanno contribuito in modo importante alla diminuzione del clero.

«Nel periodo 2005-2014 – si osserva - il numero dei sacerdoti è complessivamente in aumento, anche se occorre distinguere tra il significativo incremento dei diocesani e la marcata flessione dei sacerdoti religiosi. Spiccano le perdite subite dall’Europa, in gran parte compensate dalla vivace dinamica manifestata dall’Africa e dall’Asia per i sacerdoti diocesani. L’America presenta, nel periodo, una crescita dell’1,6%: ai quattromila religiosi in meno hanno fatto fronte poco più di seimila diocesani».

Ancora, importante per la vita della Chiesa, un'altra osservazione: «il carico pastorale medio a livello mondiale, espresso dal numero dei cattolici per sacerdote, è nettamente cresciuto e si presenta più elevato in Africa e in America, mentre in Europa è assai più limitato. La situazione, plausibilmente, si modificherà nei prossimi anni, in quanto il clero sacerdotale europeo è il più anziano e indebolito da bassi tassi di rinnovo, mentre nel continente africano e in Asia i candidati al sacerdozio sono in netta crescita». Un quadro che descrive il progressivo spostamento dell'asse della Chiesa dal nord al sud del mondo.

Sacerdoti e diaconi
I dati, spiega la nota che accompagna l'Annuario statistico, mostrano «come le ordinazioni sacerdotali, dopo una progressiva crescita fino al 2011, hanno registrato negli ultimi anni una lenta decrescita, tuttora in corso». Il quadro negativo del trend mostra come «le defezioni sono venute progressivamente restringendosi, mentre i decessi di sacerdoti, dopo un periodo di oscillazioni annuali, sono venuti crescendo negli ultimi anni». «Nello specifico – si legge ancora - i sacerdoti diocesani presentano andamenti nel complesso crescenti quando siano confrontati ai sacerdoti del clero religioso ed inoltre, mentre i primi mostrano un trend crescente in Africa, nelle Americhe, esclusa quella del Nord, in Asia ed in Oceania, essi palesano, di contro, un andamento decrescente nelle restanti aree, in modo particolare in Europa. I sacerdoti religiosi, per converso, manifestano una tendenza al declino nelle Americhe, oltre che in Europa e in Oceania».

Si sottolinea poi come l’azione pastorale dei vescovi e dei sacerdoti viene affiancata da altre figure pastorali: i diaconi permanenti, i religiosi professi non sacerdoti e le religiose professe. Quindi vengono messe in luce le diverse consistenze numeriche di questi tre gruppi di operatori pastorali. A fine 2014, nel mondo, i diaconi permanenti erano 44.566, i religiosi professi non sacerdoti 54.559 e le religiose professe quasi 683 mila. In proposito si rileva come le dinamiche evolutive presentano caratteristiche differenti. I diaconi permanenti costituiscono il gruppo in più forte evoluzione nel corso del tempo: da circa 33 mila nel 2005 hanno raggiunto quasi le 45 mila unità nel 2014, con una variazione relativa di +33,5%. Se il trend è decisamente positivo, si spiega pure come la loro crescita reale, nel coadiuvare i sacerdoti, sia ancora piuttosto modesta «in termini evolutivi, tuttavia, si noti che essi tendono a manifestare una maggiore presenza sul territorio proprio laddove il rapporto fedeli battezzati per sacerdote risulta più carente».

Religiose
C'è poi il dato relativo alle religiose, che conferma grosso modo le tendenze note da tempo. Le religiose professe infatti rappresentavano nel 2014 una popolazione di 682.729 unità, per circa il 38% presente in Europa, seguita dall’America che conta oltre 177 mila consacrate e dall’Asia che raggiunge le 170 mila unità. Tuttavia: «rispetto al 2005 il gruppo subisce una flessione del 10,2%. Il declino, anche in questo caso, ha riguardato tre continenti (America, Europa ed Oceania), con variazioni negative anche di rilievo (intorno al 18-20 per cento). In Africa ed in Asia, invece, l’incremento è stato decisamente sostenuto, intorno al 20% per il primo e all’11% per il secondo». Di conseguenza il risultato finale di queste dinamiche indica che il gruppo delle religiose in Africa e in Asia sul totale mondiale passa dal 27,8% al 35,3%, a discapito dell’Europa e dell’America la cui incidenza nell’insieme si riduce dal 70,8 al 63,5 per cento.

I seminaristi
A livello di consistenza generale, si afferma, i candidati al sacerdozio nel pianeta sono passati da 114.439 nel 2005 a 120.616 nel 2011 e a 116.939 nel 2014. Dunque crescita e poi flessione a partire dal 2011. «La diminuzione dei seminaristi maggiori, che si osserva nel totale tra il 2011 e il 2014 – è l'analisi - ha interessato tutti i continenti, con l’eccezione dell’Africa, dove i seminaristi sono aumentati del 3,8% (da 27.483 a 28.528 unità). Se si considera invece l’intero arco temporale dal 2005 al 2014, si rileva che le differenze territoriali appaiono più evidenti. Mentre Africa, Asia e Oceania mostrano dinamiche evolutive vivaci (con ritmi di crescita del 21,0%, del 14,6% e del 7,2%, rispettivamente), l’Europa registra una contrazione del 17,5% nello stesso periodo e l’America (soprattutto per l’andamento negativo della parte meridionale) manifesta un calo del 7,9% rispetto alla situazione di inizio periodo». L'inevitabile conseguenza è il ridimensionamento del ruolo del continente europeo e di quello americano alla crescita potenziale del rinnovo delle compagini sacerdotali, con una quota che passa dal 20,2% al 16,2% per l’Europa e dal 32,2% al 29,1% per l’America, a fronte di un’espansione di quello di Africa e di Asia che rappresentano complessivamente nel 2014 una percentuale di 53,9 del totale mondiale (24,4 e 29,5 per cento, rispettivamente).

Infine «anche in termini relativi rispetto al numero di cattolici, si conferma il maggiore dinamismo dell’Africa e dell’Asia, con 133 candidati al sacerdozio per un milione di cattolici in Africa al 2014 e circa 247 in Asia. I valori europei (66) e americani (55), assai meno significativi e in diminuzione rispetto al 2005, suggeriscono un potenziale di minore copertura del fabbisogno dei servizi pastorali».

L'ultima osservazione riguarda il numero dei vescovi che tra il 2005 e il 2014, è aumentato globalmente dell’8,2%, passando da 4.841 a 5.237 unità. L’incremento è stato marcato in Asia (+14,3%) e in Africa (+12,9%), mentre in America (+6,9%), in Europa (+5,4%) e in Oceania (+4,0%) i valori si collocano sotto la media mondiale. A fronte di tali dinamiche differenziate, tuttavia, la distribuzione dei vescovi per continente è rimasta sostanzialmente stabile nell’arco temporale considerato, con una maggiore concentrazione sul totale in America e in Europa.  

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