mercoledì 4 maggio 2016

Paradisi fiscali, perché il papa aveva denunciato il dominio della finanza

(Articolo pubblicato su Vaticaninsider) - Almeno 7.600 miliardi di dollari sarebbero nascosti nei paradisi fiscali sparsi per il mondo, questa almeno la cifra denunciata da Oxfam, una delle principali organizzazioni no profit a livello mondiale impegnate nel contrasto alla povertà. Il dato è stato diffuso nei giorni scorsi durante un meeting promosso dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale a Washington. Risorse enormi vengono in tal modo sottratte alla lotta contro l'emarginazione, la fame, il sottosviluppo secondo il direttore esecutivo di Oxfam International Winnie Byanyima. Insomma, se il G20 riafferma l'urgenza di mettere un argine a questi flussi di denaro diretti verso le Bahamas e le Cayman piuttosto che in direzione altri paradisi fiscali, la realtà è che l'off shore prospera e le grandi ricchezze trovano nascondigli sempre più raffinati. Il fatto è che oltre ai problemi fiscali si pone un più generale tema relativo alla trasparenza e alla legalità (la collocazione di enormi risorse finanziarie nei paradisi fiscali apre infatti la strada, almeno potenzialmente, allo sviluppo di attività illecite).


Non per caso papa Francesco ha sollevato con decisione e ripetutamente il problema sottolineando fra gli altri alcuni punti critici in modo specifico. In primo luogo Bergoglio ha denunciato il pericolo della definitiva affermazione di una speculazione finanziaria che può prende il sopravvento sull'economia reale, quella in grado di diffondere benefici a tutta la popolazione, quindi ha sottolineato il rischio che corrono le democrazie se i sistemi finanziari diventano i veri 'governanti del mondo' nel discorso al Parlamento europeo, infine ha messo in luce il potere illimitato delle banche; in tal senso Francesco ha richiamato l'urgenza di dare vita a un'etica finanziaria ed economica nella quale l'essere umano, i suoi bisogni, il rispetto della vita quale priorità assoluta, vengono messi al centro.

Già nel maggio del 2013, incontrando un gruppo d nuovi ambasciatori accreditati presso la Santa sede, Francesco ammoniva: «Mentre il reddito di una minoranza cresce in maniera esponenziale, quello della maggioranza si indebolisce. Questo squilibrio deriva da ideologie che promuovono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria, negando così il diritto di controllo agli Stati pur incaricati di provvedere al bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone unilateralmente e senza rimedio possibile le sue leggi e le sue regole». «L’indebitamento e il credito – affermava ancora - allontanano i Paesi dalla loro economia reale e i cittadini dal loro potere d’acquisto reale. A ciò si aggiungono, oltretutto, una corruzione tentacolare e un’evasione fiscale egoista che hanno assunto dimensioni mondiali. La volontà di potenza e di possesso è diventata senza limiti».

In questo senso la recente vicenda dei cosiddetti “Panama papers”, è apparsa come una conferma all'ennesima potenza di quanto andava sostenendo papa Francesco e con lui alcuni economisti e rappresentanti di organismi internazionali. Si tratta dei famosi 11,5 milioni di documenti dello studio legale panamense «Mossak Fonseca» che riguardano la creazione di circa 214 mila società offshore con diramazioni in tutto il mondo. Per altro oltre a manager, speculatori finanziari, imprenditori, sono emersi i nomi di politici, funzionari, capi di governo, presidenti direttamente chiamati in causa o coinvolti attraverso i rispettivi entourage. Si va dal premier inglese David Cameron alla leader del Front National Marine Le Pen, dal presidente argentino Mauricio Macri a quello dell'Ucraina Petro Poroshenko, al leader russo Vladimir Putin fino a re Salman dell'Arabia Saudita, a Khalifa bin Zayed Al Nahyan degli Emirati Arabi, fino al primo ministro islandese Sigmundur Davíð Gunnlaugsson che poi a causa dello scandalo suscitato dalle rivelazioni, si è dovuto dimettere. Naturalmente molti di loro hanno contestato le accuse rivolte.

E' in questo contesto che l'economista e premio nobel Joseph Stiglitz, molto critico nei confronti del capitalismo finanziario, intervenendo anche lui nel corso dell'incontro organizzato dal Fmi a Washington, ha lanciato la proposta di una 'minimum tax' sugli utili globali per far pagare più tasse alle multinazionali. Secondo Stiglitz per ottenere questo risultato, ci vorrebbe «una tassa minima negli Stati Uniti come in Europa che le aziende saprebbero di non poter evitare. Potremmo concordare sull'aliquota. E ciò renderebbe la discussione dell'allocazione del gettito molto più facile». Resta tuttavia il problema legato al fatto che le nazioni considerano i sistemi di tassazione una prerogativa essenziale della loro sovranità, senza contare quei Paesi che, legalmente, con una fiscalità favorevole, attraggono imprese sul proprio territorio.

La proposta di Stiglitz, sotto il profilo tecnico, non ha convinto del tutto la presidente del Fmi, Christine Lagarde la quale ha messo in luce .la «grande creatività» delle multinazionali riferendosi alle tax inversion, le inversioni fiscali con cui le aziende spostano la loro residenza in Paesi con un'imposizione più bassa tramite acquisizioni e fusioni. In ogni caso quel che emerge ora nelle analisi convergenti degli esperti e dei responsabili degli organismi internazionali, è che la fuga di capitali finanziari danneggia in modo grave la lotta contro la povertà, si tratta infatti di risorse immense che vengono sottratte ad ogni controllo.

Sull'insieme di questi temi è intervenuto più volte lo stesso Francesco che nell'enciclica Laudato sì, ha spiegato come «i poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente. Così si manifesta che il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi». In tal senso pure, il papa ha promosso quell'azione di trasparenza e efficienza finanziaria interna al Vaticano affinché si chiudesse l'epoca degli scandali e dell'opacità e la parola della Chiesa non perdesse credibilità nel denunciare un sistema ingiusto di cui sono vittime «gli scartati», i poveri e gli emarginati del mondo, e nel proporre la costruzione di società più solidali e inclusive.

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