lunedì 23 gennaio 2017

Bilanci vaticani, il cardinal Pell e un'attesa che comincia a prolungarsi troppo

Pubblicato alla fine di dicembre 2016 su Lettera 43

Cresce l'attesa per nuovi bilanci della Santa Sede. Già, perché da quando è nata la nuova Segreteria per l'economia, nel 2014, superato qualche equivoco statutario relativo ai poteri del nuovo organismo (in un primo tempo quasi assoluti sulle finanze d'Oltretevere, poi ridimensionati), si attendono ora risultati concreti; trasparenza, programmazione del budget, standard contabili internazionali: sono le parole magiche intorno alle quali gira la riforma finanziaria del Vaticano voluta da Francesco. 

Il cardinale George Pell
Ma passare dalle enunciazioni ai fatti non è così semplice, evidentemente. E se sullo Ior, la celebre banca vaticana, fin dal 2013, l'intervento è stato d'urgenza, una sorta di operazione finanziaria a cuore aperto per adeguare l'istituto alle norme antiriciclaggio internazionali – con tanto di drastica riduzione della clientela – più complessa appare l'azione per far 'emergere' il nuovo profilo dei bilanci vaticani.
Il dossier è nelle mani del discusso cardinale George Pell, australiano, fautore di un cattolicesimo conservatore, che non nasconde la sua passione per l'attività finanziaria, sia pure al servizio della Chiesa. Ma discusso, Pell, lo è sopratutto per due motivi: il suo coinvolgimento nella vicenda dell'insabbiamento - la copertura - di diversi casi di abuso sessuale in Australia, e poi per essersi pubblicamente opposto alle varie aperture del Papa in materia dottrinale. Rigido sulla morale, liberista in economia, Pell ha rappresentato l'ala “conservative” e però antiromana – anti italiana, in particolare in ambito finanziario - del governo di papa Francesco, non a caso siede nel ristretto gruppo del C9, ovvero il gruppo dei 9 cardinali istituito da Bergolio fin dal principio del pontificato e che funziona un po' come un consiglio dei ministri. In ogni caso va detto che, per quanto il cardinale si sia ritrovato al centro di un clamore mediatico mondiale in ragione del suo coinvolgimento nel capitolo australiano dello scandalo abusi sessuali, il papa, fino ad ora, ha rinnovato la sua fiducia a Pell e anzi lo ha incontrato proprio in questi giorni.

Il prefetto della Segreteria per l'economia, d'altro canto, prima di lasciare il suo incarico (è già oltre l'età pensionabile dei 75 anni), deve portare a termine un lavoro decisivo: quello appunto di riscrivere – o forse scrivere per la prima volta - i bilanci vaticani. Questi, di norma, venivano comunicati urbi et orbi nel mese di luglio, attraverso un sintetico comunicato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede; comunicato preciso quanto lacunoso. Ma quest'anno tutto tace perché l'adeguamento alla trasparenza e a criteri contabili verificabili, richiede tempo. Non solo: per molti dicasteri, uffici, fondazioni, adeguarsi a una programmazione di budget è tutt'altro che semplice da accettare. Per questo, nel corso dei mesi, si sono susseguite le voci di una resistenza passiva degli organismi vaticani, informazioni date alla Segreteria per l'economia con il contagocce, documenti mai arrivati, corrispondenze che stranamente si perdevano.

Per capire da cosa nasca questa ritrosia, basta fare un piccolo passo indietro. Alla fine del 2014 lo stesso Pell rese noto, non senza ironia, che le cose non andavano poi tanto male per le finanze d'Oltretevere poiché erano stati 'trovati' in vari dicasteri della Santa Sede, circa un miliardo e 400 milioni, 'accantonati' per possibili emergenze. Non fondi neri, precisò poi il Vaticano, ma semplicemente risorse non messe a bilancio. Un tesoretto che, di fatto, faceva emergere una realtà patrimoniale assai diversa, e forse era solo la punta di un icberg. 


Nel luglio del 2015 – l'ultima volta che sono stati diffusi dati relativi al bilancio (diviso in passato in due voci, Santa Sede e Stato della Città del Vaticano, ovvero Curia e appartati statali e amministrativi) – la scoperta di Pell veniva messa, en passant, nero su bianco, sotto forma di incremento “del patrimonio netto” di circa un miliardo di euro, saltati fuori “in conseguenza di aggiustamenti fatti per includere tutte le attività e passività nei bilanci di chiusura del 2014”. Ora, il problema è quello di attuare “le nuove politiche di Financial Management basate sui Principi Contabili Internazionali per il settore pubblico (IPSAS)”, il che significa che ogni ufficio deve seguire gli stessi principi contabili. Per questo c'è bisogno di una rendicontazione precisa: uscite, entrate, preventivi e regole cui attenersi. Il problema è certo di trasparenza, le risorse non potranno essere più utilizzate in modo autonomo e senza controllo – anche a fin di bene – dalle varie amministrazioni, ma il timore che serpeggia in Vaticano è che l'operazione serva anche a tagliare gli sprechi, una sorta di spending review d'Oltretevere, che potrebbe implicare interventi sul personale, dalla riorganizzazione di mansioni e ruoli a una sua riduzione.

E di fatto la razionalizzazione delle spese è la strada maestra lungo la quale si sta procedendo nei vari ambiti vaticani, anche perché, da quel poco che è emerso negli ultimi anni dai dati sui bilanci, la crisi economica e finanziaria ha colpito duro anche il Vaticano, mentre il ridimensionamento del ruolo e della clientela dello Ior, l'allontanamento di alcuni clienti facoltosi e imbarazzanti dall'Apsa, - l'Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, l'altro importante dicastero economico vaticano – la revisione di varie attività speculative sul piano immobiliare e sui mercati internazionali, la messa a punto progressiva, sotto il profilo della gestione economica, di strutture sanitarie come il Bambin Gesù (attraverso il quale in un passato non lontano transitavano importanti somme di denaro), hanno finito col pesare sui conti vaticani. In questa sequenza si inserisce il lavoro del cardinal Pell e dei suoi collaboratori, lavoro che tuttavia non è ancora terminato e il tempo comincia a pesare visto che le ultime notizie sullo stato delle finanze vaticane risalgono ai bilanci del 2014. Nel frattempo il board laico dello Ior è stato aggiornato, completato e allargato, oggi conta 7 membri in totale; vedremo dunque se le prossimo settimane saranno quelle buone o se, al contrario, il mistero sulle finanze del papa rimarrà tale.

Francesco Peloso

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