mercoledì 31 maggio 2017

Argentina: Inzaurraga, «I nostri preti impegnati contro il narcotraffico»

Parla il presidente della commissione giustizia e pace dell'episcopato argentino. La povertà al 32%, il dialogo col governo e con la società civile. «Il magistero del Papa parla a tutti».

La Chiesa argentina svolge il proprio ruolo un contesto non facile: la povertà riguarda infatti quasi un terzo della popolazione del Paese sudamericano secondo le statistiche ufficiali; ma ci sono anche altri gravi fattori di crisi che si aggiungono a questo, come la crescita del consumo di droga. La presenza del narcotraffico si fa sentire, soprattutto all'interno delle comunità più poveri, lì operano anche alcuni sacerdoti che provano con coraggio a contrastare il fenomeno. Sono queste alcune delle considerazioni che Emilio Inzaurraga ha fatto con 'Vatican Insider', descrivendo a grandi linee la situazione nella quale si trova oggi l'Argentina. Inzaurraga è presidente della commissione giustizia e pace della conferenza episcopale argentina e coordinatore del Fiac, il Forum internazionale di Azione cattolica.

Il prossimo 27 aprile, infatti, si terrà nell'aula del Sinodo in Vaticano il II congresso dell'Azione Cattolica al quale interverrà anche Papa Francesco; per l'appuntamento sono attesi circa 200 partecipanti provenienti da 48 Paesi dei 5 continenti con l'obiettivo di ragionare e fare proposte sulla realtà dell’Azione Cattolica nel mondo e su come può rispondere al progetto di «Chiesa in uscita» promosso da Bergoglio. Dal 28 al 1 maggio poi, si terrà la XVI assemblea nazionale dell'Azione Cattolica italiana che darà il via anche alle celebrazioni per i 150 anni di vita dell'associazione; sabato 29 in piazza San Pietro l'incontro dell'associazione con il Papa. Un appuntamento ricco, dunque, ma non solo formale, anzi; Tanto più che il respiro internazionale dell'evento sarà occasione per sentire testimonianze e proposte missionarie provenienti da ogni parte del globo. In questo senso, Secondo Inzaurraga, è importante che il congresso «si svolga nell'aula del sinodo» perché «il magistero di Francesco è fondamentale e il documento Evangelii gaudium è la nostra magna carta».

Con il coordinatore del Fiac, tocchiamo poi alcuni dei temi caldi che investono l'Argentina, a cominciare dal tema della diffusione della droga e delle organizzazioni che ne controllano il traffico e lo spaccio; la questione è stata ripetutamente sollevata dal Papa in questi anni sia in termini generali che con riguardo alla situazione dell'America Latina. La stessa Argentina non è risparmiata da questa piaga: «Purtroppo, quello delle dipendenze è uno dei grandi problemi che abbiamo nel nostro Paese – osserva Inzaurraga - negli ultimi tempi abbiamo assistito a una proliferazione della distribuzione e del consumo di droghe, allo stesso tempo c'è stata una proliferazione di altri tipi di dipendenze, come quelle da tabacco e da alcol». «Si sta facendo uno sforzo importante – spiega il presidente della commissione giustizia e pace dell'episcopato - per affrontare il problema da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa» il compito di quest'ultima «è far emergere la gravità del problema che sta diventando sempre più serio nelle nostre comunità e in modo particolare in quelle più povere. Allo stesso tempo la Chiesa sta facendo un lavoro molto importante nell'ambito della prevenzione, quindi per aiutare le persone, e i giovani in modo particolare, a dare un valore alla propria vita; su questo si sta facendo uno sforzo enorme, insieme anche ad altre confessioni, ad organizzazioni non governative, con l'obiettivo di far crescere l'attenzione verso la persona».

Diversi sono i sacerdoti che, spesso con la loro presenza nei quartieri più poveri delle città, operano per contrastare la diffusione della droga e la presenza dei narcotrafficanti. «Ci sono sacerdoti impegnati nella lotta al narcotraffico – sottolinea Inzaurraga - alcuni sono stati minacciati, qualcuno è diventato 'famoso' per questo e si è dovuto spostare da una parte a un'altra, proprio a causa delle minacce del narcotraffico. Sono preti che compiono un lavoro coraggioso e spesso silenzioso perché non viene pubblicizzato dai media, però sono vicini al popolo, a fianco della gente, specialmente di quelli che soffrono. E certo non hanno timore di denunciare la situazione che vedono nelle loro comunità; Sì ci sono sacerdoti e laici molto impegnati».

La commissione giustizia e pace è inoltre un osservatorio privilegiato per valutare la situazione sociale del Paese ; una realtà che soffre, come gran parte dell'America Latina, a causa del perdurare della crisi economica e sociale. «L'aspetto positivo – osserva Inzaurraga - è che in questo momento abbiamo de dati diffusi dall'istituito di statistica (indec – Institudo nacional de estadistica y censo), affidabili, e in base a questi possiamo dire che attualmente la povertà in Argentina tocca il 32% della popolazione».

Naturalmente dietro questo numero complessivo ci sono situazioni differenti, un quadro sociale più articolato: «c'è una differenza tra povertà e indigenza. L'indigenza vuol dire che non c'è una possibilità di sopravvivenza minima, e povertà indica il fatto che manca uno sviluppo di base, sono due categorie distinte, ma il tutto significa che un terzo della popolazione non può avere una condizione di vita degna». Inoltre bisogna considerare che «il livello di disoccupazione si mantiene costante, non è calato tanto, ci sono dunque vari problemi simultanei e resta il fatto che un terzo della popolazione vive in una situazione di povertà». E' in questo contesto che il magistero sociale del Papa è arrivato nel suo Paese, e «in generale è stato accolto molto bene, perché Francesco ci invita a stare vicini al povero, alle persone che si sentono escluse. Ed è un invito rivolto a tutti: al governo, alla società, a ciascuno di noi, e specialmente a un cristiano, è l'invito ad avere un'attenzione speciale per coloro che si sentono fuori dal sistema. Allo stesso tempo, diamo una particolare attenzione a un altro messaggio del Papa, e cioè che la proposta contenuta nel Vangelo sia una proposta di felicità che riguarda tutti e non si rivolga solamente ad alcuni».


In tal senso, la Chiesa svolge anche un ruolo attivo nel dialogo con il governo e con altre rappresentanze sociali. «La Chiesa - afferma Inzaurraga - dialoga con il governo, in particolare con il ministero dello sviluppo sociale, insieme ad altre organizzazioni popolari e in tal modo diamo il nostro apporto, cercando sempre di aiutare le persone che sono maggiormente in difficoltà». «In generale – aggiunge - i problemi in un dialogo di questo tipo, emergono quando ci sono a critiche non costruttive e non si cercano soluzioni; noi cerchiamo di disegnare soluzioni concrete, sappiamo che il cammino per affrontare le questioni è lungo e che spesso i tempi della politica non sono i tempi della gente, la gente chiede soluzioni rapide». «Comunque - conclude - diamo il nostro contributo affinché queste soluzioni divengano realtà e perché ciascuna persona sia protagonista del proprio sviluppo. E nel dialogo in corso credo che siamo arrivati a un punto interessante, cerchiamo infatti di dare vita a “un'amicizia sociale” fra tutti, nella quale ognuno cerchi di dare il meglio di sé per il bene di tutti».

Intervista pubblicata su Vatican Insider nel marzo del 2017

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