domenica 16 luglio 2017

Ius Soli: Montenegro, "non prevalga la legge del più forte, sì ai diritti"

 L’arcivescovo di Agrigento è tornato ad affrontare il nodo della cittadinanza per i figli degli immigrati in occasione della presentazione del XXVI Rapporto Immigrazione della Caritas, organismo di cui è pure presidente. «L’Europa unita può battere la paura, come Davide contro Golia».

Francesco Peloso 
Città del Vaticano

«Problemi così importanti come quello dello Ius Soli non possono essere affrontati trasformando il Parlamento in un ring, sapersi sedere intorno a un tavolo è importante, una classe politica che urla non sta cercando il bene comune». A esprimersi in questi termini è stato il cardinale Francesco Montenegro nel corso della presentazione del nuovo rapporto Caritas sull’immigrazione, svoltasi il 21 giungo a Roma nei locali della Radio Vaticana, a poche centinaia di metri da Piazza San Pietro. Insieme a lui anche mons. Guerino di Tora, vescovo ausiliare di Roma e presidente della Fondazione Migrantes, poi Deflina Licata ricercatrice della Fondazione Migrantes.

Mons. Di Tora si è rammaricato per la «gazzarra in Parlamento» scatenatasi in occasione della discussione sullo ius soli, provvedimento che per altro risente della prossimità dei «ballottaggi elettorale» per cui si sono susseguite varie strumentalizzazioni. In realtà, ha spiegato Di Tora, «non si tratta di aprire a realtà nuove, ma di riconoscere una situazione già esistente, riconoscere cioè la cittadinanza a chi già vive e studia in Italia».

Fra i molti dati del dossier emerge che i cittadini stranieri in Italia sono 5.026.153 (di cui il 52,6% donne), pari all’8,3% della popolazione complessiva (60.665.551), che è in calo di 130.061 unità (-0,2%) rispetto all’anno precedente. E proprio il tema della denatalità è stato toccato nei vari interventi, il calo delle nascite, infatti, in rapporto ai decessi e all’invecchiamento della popolazione non è nemmeno compensato dalle nascite dei nuovi arrivati. Ancora, interessanti i dati della Fondazione Ismu (Indagini e studi sulla multietnicità) in merito alle religioni degli stranieri residenti in Italia riportati nel dossier. Viene fuori che gli stranieri di fede cristiano-ortodossa sono 1,6milioni, seguiti da 1,4 milioni di musulmani, poi ci sono poco più di un milione di cattolici, 182mila buddisti, 121 cristiani evangelisti, 72 mila induisti, 19mila cristiano-copti, 17mila sikh (come si può osservare i cristiani sono il gruppo largamente maggioritario). Al card.Montenegro abbiamo chiesto alcune valutazioni sugli aspetti più dibattuti in questi giorni in relazione al fenomeno migratorio.

Eminenza, di fronte al grande problema migrazione lei ha parlato di un’Europa a blocchi, disunita,  di un’Europa a blocchi, che messaggio arriva dalla Chiesa in questo momento?
«Lei immagini che io stia costruendo una casa e che prendo dei blocchi e li metto uno sull’altro, non sto dando stabilità a quella casa; poi se ci metto il cemento che li unisce uno all’altro quella casa diventa stabile. Noi stiamo parlando di una comunità europea costruita con dei mattoni messi uno accanto all’altro ma che tra loro non sono affatto uniti. Che stabilità ci sarà futuro? Sarà un’Europa unita? Sarà l’Europa che noi vogliamo? Ora, o l’Europa si prende la responsabilità di diventare una comunità e quindi vediamo insieme e a porte aperte cosa fare, oppure sarà un’Europa destinata al fallimento. Inoltre un’Europa che ragiona soltanto sul denaro, sugli aspetti economici non va bene: pure nei viaggi che ho fatto all’estero ho visto che l’uomo non c’è; ma come puoi costruire un futuro annullando l’uomo o mettendolo da parte. Ecco sono degli interrogativi che già di per sé sono risposte. E’ assurda un’Europa che pensi di procedere in questo modo. O il problema migrazione davvero lo affrontiamo tutti insieme e saremo capaci di cambiare insieme anche se abbiamo di fronte un problema grosso, ma Davide con un sassolino abbatté golia. E credo che l’Europa se si mette insieme il sassolino per battere Golia, cioè la paura, lo trova».

Lei ha ricordato che quando si parla di questi temi, spesso il Parlamento diventa un ring, è avvenuto anche di recente sullo ius soli, perché accade?
«Non so se avviene solo su questi temi. Forse ci stiamo abituando al fatto che ogni volte che si affronta un problema grave e serio un po’ alla volta si arriva al ring. Non è del resto la prima volta che si alzano le mani in Parlamento. I problemi allora o si affrontano con coraggio, ‘legati a una sedia’, discutendo e non gridando, oppure non li affronteremo mai. Al contrario così facendo il risultato è che la spunta chi grida di più, il più forte. Ma la legge deve essere il risultato di ciò che vuole il più forte o la legge deve guardare al bene comune?"

E il bene comune in questo caso è l’allargamento dei diritti…
«Ma credo di sì perché parliamo dagli anni ‘40 dei diritti dell’uomo, difendiamo i diritti dell’uomo, però quando l’uomo viene offeso nei suoi diritti ci dimentichiamo cosa c’è in questi diritti dell’uomo. Stiamo giocando malamente, quando uno gioca e bara, quella partita non vale e credo che un po’ si stia barando a diverso livello; guardiamo l’essere umano, l’uomo in questo mondo ha bisogno di vivere, ha bisogno di una casa, allora aiutiamoci a trovare quella casa. Il Fondo monetario internazionale anni fa parlò di un miliardo e 300 milione di esuberi, questo mi fa paura: allora dobbiamo tagliare, ma perché a essere tagliati sono sempre gli altri e non tagliano noi?»

Quest'articolo è stato pubblicato nel giugno del 2017 

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