lunedì 25 settembre 2017

Caso Orlandi: fra fake news e sentenze reali e immaginarie

Onestamente trovo singolare che sul caso di Emanuela Orlandi si torni a parlare di un'operazione ordita nella Germania Est o simili e che a farlo siano giudici che si sono occupati in passato della vicenda senza giungere però a una conclusione, senza trovare prove. In questo caso a evocare fantasmi di servizi segreti stranieri è stato il giudice Ilario Martella che appunto negli anni scorsi si è occupato del caso; in occasione della diffusione da parte di Repubblica e l'Espresso del documento-patacca sul coinvolgimento vaticano nella sparizione di Emanuela, Martella ha reso nota una sua verità alternativa a mezzo stampa.   


 Sotto questo aspetto c'è un problema di metodo: se un'indagine di anni non produce risultati bisogna attenersi ai fatti; ne ho sentiti tanti in questi anni di magistrati che si sono occupati di vari 'misteri' italiani (penso a Imposimato, a Priore...), andare in pensione e far balneare teorie e complotti di ogni tipo, rimango dunque piuttosto scettico. Aggiungiamo che la Cassazione un anno fa ha archiviato il caso su richiesta della Procura di Roma, quella di Giuseppe Pignatone, quella di mafia capitale per capirsi, dunque non certo 'il porto delle nebbie' di un tempo.
Parole di prelati di un certo livello hanno poi indicato la pista del festino sessuale, del rapimento di Emanuela; tuttavia non vi sono riscontri certi neanche in questo caso. Probabilmente è anche una semplificazione affermare che 'in Vaticano sanno tutto', qualcuno forse saprà di più, altri no, forse non tutti hanno le stesse informazioni ecc. D'altro canto va detto che anche nel caso di Roberto Calvi, altro ed ennesimo mistero irrisolto, decenni di indagine non hanno partorito una certezza ma un'archiviazione densa di ombre, come certificato dal decreto di archiviazione nel quale fra l'altro si legge: "lo sforzo della pubblica accusa consegna comunque un'ipotesi storica dell'assassinio difficilmente sormontabile: una parte del Vaticano, ma non tutto il Vaticano; una parte di Cosa Nostra, ma non tutta Cosa Nostra; una parte della massoneria, ma non tutta la massoneria, e in una parola, la contiguità tra i soli livelli apicali in una fase strategica di politica estera, che ha bruciato capitali, che secondo i pentiti, erano di provenienza mafiosa. Di più non è stato possibile fare". Il contributo alla verità che può venire oggi sul caso Orlandi, deve essere collocato a mio avviso sotto l'ambito della verità storica più che giudiziaria, se si vorrà ottenere qualche risultato.

il lancio ansa sulla sentenza della Cassazione in merito al caso Orlandi
Non solo: ad essere stata esclusa in modo esplicito dalla Cassazione è stata proprio la pista internazionale, quella che portava all'attentato al Papa, al tentativo di confondere le acque sui mandanti del tentato assassinio di Wojtyla; come è possibile non tenere conto di questo fatto? Neanche il coinvolgimento della Banda della Magliana è stato provato in modo certo, eppure in questo caso esistono vari elementi che avvalorano un ruolo dall'organizzazione criminale romana, ma non è stato possibile arrivare a prove definitive. Ma in che senso coinvolgimento della banda? Forse di un intervento per far sparire un corpo già senza vita? Una collaborazione criminale in virtù di traffici finanziari e ricatti legati a flussi di denaro? Personaggi dalla reputazione dubbia come il pentito Antonio Mancini e Sabrina Minardi, ex donna di Renatino De Pedis, boss della banda, ne hanno parlato, ma anche in questo caso mancano i riscontri definitivi per quanto alcuni tasselli abbiano trovato il loro posto come rileva la richiesta di archiviazione della Procura. 

Che però la banda della Magliana abbia trafficato con il Vaticano fra la fine degli anni '70 e i primi anni '80 è un dato certo, l'ormai celebre sepoltura di De Pedis nella basilica di Sant'Apollinare (dove si trovava la scuola di musica frequentata da Emanuela ecc.) è un fatto, così come una certa contiguità finanziaria è da tempo provata; del resto si tratta di una delle pagine più oscure della storia italiana e delle stesse vicende interne al Vaticano (ancora i legami con Sindona, Calvi e Gelli sono storia).

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