martedì 9 gennaio 2018

La finanza vaticana può attendere. Molti posti chiave rimangono scoperti

 La riforma degli strategici e decisivi dicasteri e organismi finanziari vaticani, è entrata da qualche tempo in una fase di stallo. Passi avanti sì, e molti, ne sono stati fatti, le cose sono di certo cambiate in meglio nel corso del pontificato di Francesco...
...Tuttavia ben due processi interni alle mura leonine, - il 'Vatileaks 2' conclusosi con la condanna di monsignor  Lucio AngelVallejo Balda, l'ex enfant prodige della finanza d'Oltretevere, e il secondo focalizzato sulla distrazione di fondi del Bambino Gesù per costruire il mega appartamento del cardinale Tarcisio Bertone - e una serie di altri eventi, hanno determinato una situazione quantomeno anomala.

Cominciamo dal vertice. il prefetto della Segreteria per l'economia è uscito di scena all'inizio dell'estate del 2017 per rispondere delle accuse di abusi sessuali su minori in Australia. Il processo del cardinal George Pell a Melbourne non è però nemmeno iniziato, e per altro è notizia di questi giorni che il principale accusatore del cardinale, la presunta vittima dello stupro che sarebbe avvenuto nella diocesi di Ballarat molti anni fa, Damian Dignan, è infatti deceduto, e ora lo stesso svolgimento del processo è a rischio. Ma Pell  - che ha sempre negato con decisione i fatti e ha evocato anzi una sorta di complotto ai suoi danni -  ha già compiuto 76 anni, uno in più dell'età pensionabile secondo la legge vaticana. E' insomma difficile che torni al suo posto in Vaticano, tanto più se la verità giudiziaria non dovesse essere accertata a causa di circostanze contingenti e esterne al procedimento. 

Resta però un particolare non da poco: la Segreteria per l'economia, il dicastero vaticano sorto nel 2014 per volontà del Papa cui è stato affidato il difficile compito di comporre i bilanci vaticani secondo standard riconoscibili a livello internazionale, di vigilare sulla gestione ordinate delle risorse, di gestire i budget dei vari dicasteri secondo criteri chiari, è tuttora senza prefetto. Non solo: i bilanci vaticani, passaggio formale e sostanziale indispensabile per certificare il definitivo ingrasso in una nuova stagione di trasparenza e efficienza, non sono ancora all'orizzonte (sembra che non siano nemmeno ancora stati messi a punto i principi contabili generali necessari per la redazione dei bilanci). La questione è dirimente e a questo punto rappresenta l'ostacolo apparentemente insormontabile in questa storia.

A ciò si aggiunga la vicenda di quel Libero Milone, laico con fama di esperto di fama internazionale, ex revisore generale del Vaticano, legato a Pell e allontanato con durezza dal Vaticano. Milone,  è l'accusa proveniente dall'interno delle mura vaticane, avrebbe svolto una sorta di raccolta non autorizzata di informazioni su alti esponenti ecclesiastici, per altro avvalendosi di società esterne alla Santa Sede. Qualcosa che un profano potrebbe definire come dossieraggio; abuso di potere? Sospetti sui comportamenti di alcuni inquilini vaticani? Milone, va da sé, la vede diversamente e di fatto ha denunciato il fatto di essere stato allontanato per il lavoro di pulizia che stava portando avanti. Storia ambigua, problema che andrà approfondito, tuttavia anche il posto di Milone è rimasto vacante, e si trattava della persona incaricata, per Statuto, di rivedere tutti i conti di ogni organismo vaticano. 

Da ultimo, infine, senza che siano state date spiegazioni sufficienti, è stato gentilmente ma fermamente accompagnato alla porta - letteralmente - il direttore aggiunto dello Ior, l'istituto finanziario vaticano, Giulio Mattietti, braccio destro del direttore generale Gian Franco Mammì. Cosa abbia combinato non è dato sapere, lui stesso per altro ha chiesto chiarimenti al board dell'istituto; cattiva errori nella gestione di investimenti, della clientela, delle nuove procedure interne? non è escluso, sta di fatto che a Mattietti era stato vietato di rientrare nei suoi uffici anche solo per recuperare qualche effetto personale. Lo Ior ha diffuso un comunicato in merito alla vicenda che di fatto non spiega un granché Anche lui non è stato sostituito. 

Inamovibile appare ad oggi il cardinale alla guida dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), Domenico Calcagno (75 anni il 3 febbraio); considerato bertoniano, è passato indenne - come altri - da un pontificato all'altro, e ha conservato il posto di uno dei dicasteri finanziari che più problemi di regolarità nella gestione corretta e trasparente delle risorse economiche aveva presentato. Diversi dei casi più problematici per il Vaticano, anche sotto li profilo giudiziario, sono appunti emersi all'Apsa. Infine non va dimenticato che sul cardinale pesa un'indagine giudiziaria per malversazione da parte della magistratura di Savona (città di cui Calcagno fu vescovo) che da tempo ha inviato gli atti dell'inchiesta in Vaticano operando quindi attraverso una rogatoria internazionale.  Va anche detto che l'Apsa ha visto un ricambio di personale dirigente significativo in una prima fase, lo stesso per altro è accaduto allo Ior. 

Nuove procedure e normative sulla trasparenza, ricambio di uomini, processi, tentativi di razionalizzare: se queste sono le voci in 'attivo' della riforma finanziaria, i fatti avvenuti in questi ultimi mesi raccontano anche una storia diversa: quella di una realtà che sta facendo una fatica improba ad adottare comportamenti 'normali', trasparenti, condivisi. Tuttavia proprio qui si gioca una partita chiave per la credibilità della Chiesa e della riforma di Francesco.  





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