martedì 30 ottobre 2018

Intelligenza artificiale: da Blade Runner alla Chiesa il dibattito su un futuro già cominciato

In questo lungo articolo scritto per l'inserto domenicale della 'Provincia di Como', ('L'Ordine'), pubblicato nell'agosto del 2018, il punto sul dibattito intorno alla robotica e all'intelligenza artificiale anche nella Chiesa. Robotica, umanoidi, principi di creazione e etica: possibilità e incubi. Dal cinema, all'industria, alle potenze emergenti, alla scienza, al Vaticano: cosa si dice di un futuro che è già iniziato.


Quante implicazioni etiche e morali porta con sé l’avvento ormai prossimo dell’intelligenza artificiale (AI, l’acronimo inglese)? Numerose come è facile intuire, soprattutto considerando che molte delle applicazioni della robotica restano sospese in una terra di mezzo compresa fra progressi scientifici, proiezioni futuristiche e fantascienza. Tuttavia i tempi sono maturi e la questione sta ormai da tempo interessando e mobilitando già da tempo le istituzioni internazionali oltre a molti dei maggiori centri di ricerca e delle università del mondo; in questo contesto non fanno eccezione il Vaticano e gli organismi ad esso collegati. Del resto il tema è di quelli eticamente sensibili, come si dice, trovandosi giusto sul crocevia fra presente e futuro e toccando sempre più da vicino il rapporto fra umano e artificiale. Alcuni temi caldi sono già emersi nel dibattito scientifico e etico, per esempio riguardo l’uso dei droni nei conflitti, macchine telecomandate che portano la morte a migliaia di chilometri di distanza narcotizzando, in tal modo, almeno parzialmente, la responsabilità morale di chi porta la morte. Ma più in generale, nella scienza e nell’industria, l’espandersi delle macchine ‘intelligenti’ oltre a modificare i modelli produttivi e le tecnologie di cui ci serviamo, cambiano il lavoro umano: cancellano, riducono e modificano molte funzioni e attività.

In principio fu il cinema
Una scena del film War Games
Ma da domani, il robot, oltre a batterci agli scacchi, raccogliere campioni di materiali su Marte, pilotare un aereo, compiere delicate operazioni chirurgiche, sarà in grado anche di ‘pensare’? Avrà mai una propria anima, proverà dei sentimenti, sarà in grado di compiere scelte autonome e se sì con quali sovlti etici e morali? La fantascienza ha provato a ipotizzare diversi scenari in quest’ambito, a partire dal celeberrimo computer Hal 9000 di “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick – pellicola che nel 2018 ha compiuto 50 anni – o come raccontano disperatamente i replicanti senza futuro di “Blade Runner” o, ancora, il bambino del film “Artificial Intelligence”, per l’appunto, di Steven Spielberg. A metà degli anni ’80, al culmine della guerra fredda, per evitare che il mega computer – di nome Joshua - in grado di controllare il sistema missilistico nucleare degli Stati Uniti lanciasse un attacco contro l’allora Unione sovietica, uno scienziato e due ragazzi insegnano alla potente macchina, ormai sfuggita la controllo umano, a giocare a tris, l’unico gioco in cui dopo una serie di combinazioni si arriva allo stallo, non c’è nessun vincitore. Il film era “War games” ‘Giochi di guerra’, pellicola pacifista a stelle strisce nella quale è lo stesso computer già quasi intelligente a riconoscere, alla fine, che nella guerra termonucleare globale “l’unico modo per vincere è non giocare”. 

Vaticano e robot umanoidi
Se il cinema e la fantascienza hanno già esplorato in varie direzioni il tema, su questo stesso grumo di interrogativi, destinati a crescere vertiginosamente nei prossimi anni – anche per la corsa all’intelligenza artificiale di cui sono protagonisti Stati Uniti e Cina – il Vaticano e il mondo cattolico hanno aperto un fecondo confronto con il mondo scientifico e con varie istituzioni laiche. La Pontificia accademia per la vita, dicastero vaticano che per vocazione si occupa dei temi etici, coglie bene i tratti centrali della questione in una presentazione generale del problema – dal titolo ‘robotica’ - nella quale si sottolinea come “lo sviluppo parallelo (rispetto alle tecnologie robotiche già diffuse, ndr) della cosiddetta intelligenza artificiale e del suo convergere verso la robotica” lasciano “intravedere  un ‘mondo’ sviluppato a partire dalla realizzazioni di robot ‘umanoidi’ e agenti autonomi che mimano l’intelligenza umana mediante algoritmi”. “In tale contesto – spiega ancora il dicastero vaticano - l’utilizzo dei robot può essere pensato come un modo per ottimizzare i processi produttivi (antagonista all’uomo) o come un modo per migliorare la vita (visione complementare). Evidentemente il mondo del lavoro e la società stessa – per via della compresenza ed interazione uomo-macchina intelligente – saranno profondamente modificati dalla robotica e dai suoi prodotti”.

il robot della saga di Guerre 
Ancora, il presidente della stessa Pontificia accademia per la vita, monsignor Vincenzo Paglia, aprendo i lavori della 24esima assemblea generale del dicastero vaticano lo scorso 25 giugno, affermava: “Negli ultimi mesi l’Accademia ha posto l’accento su alcuni di questi temi gravi e urgenti, come l’influsso della tecnica nella diverse età della vita delle persone, come pure le complesse e spesso dolorose questioni connesse ai momenti finali dell’esistenza umana, le frontiere della genetica, delle neuroscienze, delle intelligenze artificiali e della robotica”. L’orizzonte disegnato da mons. Paglia era quello di una “stretta e ineludibile connessione tra le questioni dell’etica della vita umana e il contesto sociale ed economico disegnato da una globalizzazione tanto promettente quanto apparentemente ingovernabile”.

Il Papa e l’intelligenza artificiale
Lo stesso Papa Francesco, in un messaggio indirizzato al “World Economic Forum” di Davos, in Svizzera, alla fine dello scorso gennaio, toccava in termini generali la questione, centrando però un punto non eludibile: “Solo attraverso una convinta determinazione, condivisa da tutti gli attori economici – affermava Bergoglio - possiamo sperare di dare una nuova direzione al destino del nostro mondo. Così anche l'intelligenza artificiale, la robotica e le altre innovazioni tecnologiche devono essere impiegate in modo tale da contribuire al servizio dell'umanità e alla protezione della nostra casa comune, piuttosto che al contrario, come alcune analisi purtroppo prevedono”. A maggio, il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, intervistato dal portale vaticano “Vaticana news”, osservava che la Chiesa apprezza “tutti gli sviluppi della scienza, quello che l’intelligenza può apportare per migliorare le condizioni in tutti i sensi della vita dell’uomo. Ma mai però una scienza che si sostituisca a quella che è la dignità di ogni uomo o di ogni donna. Se la scienza non ha limiti, non ha confini, si sostituisce all’uomo, e per assurdo il robot diventa più importante di chi l’ha costruito”. Affermazioni dalle quali traspare una evidente inquietudine per la piega che possono prendere le cose, vale a dire per il rischio che alla fine il rapporto fra macchina-robot da una parte e ‘umano’ dall’altra, possa sconfinare in una sostanziale assenza di responsabilità di quest’ultimo verso la propria capacità creativa.


L’anno della svolta sarà il 2030
Tuttavia, la riflessione in ambito ecclesiale e cattolico sui problemi posti dall’intelligenza artificiale, si è spinta anche su un terreno di indagine più complesso capace di coinvolgere personalità del mondo accademico e istituzioni culturali, come avvenuto nel marzo del 2018 all’istituto Stensen di Firenze, retto dalla Compagnia di Gesù, in occasione del convegno dal titolo: “Machine intelligenti? – Ruoli e responsabilità sociali delle tecnologie avanzate”. “La quarta rivoluzione industriale – si affermava nella presentazione del meeting - è già in atto e il suo corso accelera di giorno in giorno. È quella che sta portando ad una completa automatizzazione della produzione ed alla creazione di una sempre più diffusa rete di interconnessioni tra i vari settori”. “I progressi in questo ambito - proseguiva il testo - sono di una rapidità e di una qualità impressionanti e producono macchine che - grazie all’apprendimento ‘profondo’ (deep learning) e a quello automatico (machine learning) - stanno acquisendo crescente autonomia e certamente cambieranno in maniera radicale la nostra vita. Si prevede che il 2030 sarà l’anno che segnerà definitivamente l’inizio di una nuova era, quella della collaborazione fra essere umano e robot”. Di conseguenza, si spiegava successivamente, “con la robotica e l’AI, il mondo del lavoro cambierà drasticamente: una gran parte di mansioni svolte dall’essere umano diventeranno obsolete e scompariranno alcune professioni, a beneficio di altrettante nuove”. Non solo: secondo i gesuiti, “i Paesi di tutto il mondo hanno iniziato a mettere l’AI al centro dei loro piani di sviluppo e di misure politiche future” In questa prospettiva “tra gli esempi più rilevanti, possiamo citare la Cina, che ha lanciato un piano per trasformarsi in una superpotenza dell’AI entro il 2030; il presidente russo Vladimir Putin, che ha affermato che ‘chiunque diventerà il leader in questa sfera, diventerà il governante del mondo’; e l’India, che ha istituito una propria task force per studiare i possibili effetti dell’AI su vari settori economici e sociali”. Si osservava inoltre che anche “gli effetti militari dell’AI sono stati riconosciuti dalla comunità internazionale come una questione di crescente rilevanza. Nel novembre 2017, per esempio, l’Onu ha tenuto il primo round di colloqui formali sulla questione dei sistemi letali di armi autonome, armi che possono, almeno teoricamente, avere un comportamento indipendente e agire fuori dal controllo umano”.

‘Pensare l’impensabile’
L’altro dicastero vaticano che ha deciso di investire sul tema aprendo un confronto a 360 gradi con la cultura scientifica e laica, è il Pontificio consiglio della cultura, presieduto dal cardinale Gianfranco Ravasi. Nel luglio di un anno fa infatti, l’organismo – attraverso una sua struttura, “il Cortile dei gentili” - aveva promosso insieme all’ambasciata italiana presso la Santa Sede, un incontro dedicato alle sfide etiche derivanti dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Uno dei relatori più autorevoli del convegno, Luciano Floridi, docente di filosofia ed etica dell’informazione all’università di Oxford, intervistato dall’ Osservatore romano, spiegava quali fossero i campi di applicazione dell’intelligenza artificiale. “Le aree interessate da questi benefici – rilevava - sono tre. La prima è la realizzazione di cose che non dovremmo fare noi, ma che dovrebbero invece fare i robot e l’intelligenza artificiale. Abbiamo trovato un modo per non lavare più i piatti, domani faremo tagliare i giardini, non c’è bisogno che lo facciamo noi. La seconda è il crollo dei costi di tante cose, come ad esempio i viaggi aerei divenuti molto più economici grazie alla digitalizzazione”. “In terzo luogo – aggiungeva - direi che ci rimane ora da pensare l’impensabile, e cioè cose che noi fino a qui non abbiamo mai pensato di fare: sappiamo che le grandi possibilità tecnologiche ci permetteranno di fare cose magiche che non abbiamo ancora inventato. In questo contesto, tuttavia, è fondamentale riconoscere che cosa significa essere arrivati a una meccanizzazione dell’azione privata dall’intelligenza. Molti pensano che l’attuale contesto sia un matrimonio tra intelligenza e azione: in realtà invece si tratta del divorzio tra l’azione e l’intelligenza. Oggi il mio telefonino gioca meglio a scacchi di chiunque, eppure l’intelligenza non gli serve. Abbiamo creato una frattura tra queste due cose e la preoccupazione è grande”.

L’epoca dei cyborg?
Ben oltre insomma, la consueta riflessione sull’uomo che vuole diventare un dio creatore, la discussione in atto sta portando a esplorazioni etiche e scientifiche inedite. Lo stesso cardinal Ravasi, intervenendo sul quotidiano dei vescovi “Avvenire” nel novembre scorso, poneva alcuni importanti quesiti: “Quali valori morali possono essere programmati negli algoritmi – osservava - che conducono la macchina pensante a processi decisionali di fronte a scenari che le si presentano davanti e nei cui confronti deve operare una decisione capace di influire sulla vita di creature umane? Le inquietudini riguardano in particolare la cosiddetta 'intelligenza artificiale forte' ( Artificial general intelligence oStrong AI) i cui sistemi sono programmati per un’autonomia della macchina fino al punto di migliorare e ricreare in proprio da parte di essa la gamma delle sue prestazioni, così da raggiungere una certa 'autocoscienza'”. Ravasi spiegava come la materia sia stata affrontata sia dalla fantascienza che dagli scienziati in un territorio dove anticipazione del futuro e scienza s’incontrano. I problemi aperti, secondo il cardinale, oltre gli scrittori hanno sollecitato “le reazioni nette e allarmate anche di alcuni scienziati come Stephen Hawking che, forse con qualche eccesso, ha affermato: 'Lo sviluppo di una piena intelligenza artificiale potrebbe significare la fine della razza umana... L’intelligenza artificiale andrà per conto suo e si ridefinirà a un ritmo sempre crescente”. Gli esseri umani, limitati da un’evoluzione biologica lenta non potrebbero competere e sarebbero superati'”.

Altri sono, al riguardo, più ottimisti di fronte a questo sviluppo – proseguiva il porporato - perché essi si affacciano con fiducia su quel post-/transumanesimo che per ora è vago ma non per questo meno problematico”.  Domande e temi che sembrano costituire le nuove frontiere di mondi in buona misura sconosciuti, capaci di sfidare le innovazioni e le scoperte del prossimo futuro: “come possono fare la genetica e le neuroscienze – affermava Ravasi - così anche le nuove tecnologie sarebbero in grado di trasformare le capacità fisiche e intellettuali degli esseri umani per superarne i limiti. Qualcosa del genere si intravede nella fusione con gli organismi umani di elementi tecnologici, come l’impianto di chip per rafforzare la memoria o l’intelligenza del soggetto (il cyborg) o come il trasferimento ( download) di un sistema digitale nel cervello così da eliminarne i limiti”. “È, però, spontaneo reagire con qualche apprensione di fronte a queste fughe in avanti – rilevava il cardinale - soprattutto quando si hanno le prime avvisaglie di derive incontrollabili”. Nel frattempo anche l’Unione Europea sta studiando la materia e già nel marzo del 2018 il Gruppo di lavoro etico europeo ha pubblicato una dichiarazione sull’intelligenza artificiale, la robotica i sistemi autonomi; una riflessione che è stata accompagnata e seguita dalla Comece, la Commissione degli episcopati dell’Unione europea, organismo rappresentativo delle varie chiese locali che collabora attivamente da anni con le istituzioni di Bruxelles e che sta mettendo appunto a sua volta un documento dal titolo: “La robotizzazione della vita”.

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